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Più vicini i tagli ai tribunali

di Giovanni Negri

Aperture sì. Ma ancora troppo timide a giudizio degli avvocati. Ieri, a poche ore dal primo dei nove giorni di astensione dalle udienze che iniziano oggi per concludersi il 23 in coincidenza con il congresso straordinario di Milano, si è svolto il secondo round del confronto tra il ministro della Giustizia, Paola Severino, e le rappresentanze dell'avvocatura (al netto delle polemiche per la mancata convocazione della Cassa forense). Al tavolo di via Arenula si sono così sedute le delegazioni di Cnf, Oua, Camere penali e Camere civili, Anf, Aiga e Ugai. Un florilegio di sigle per un faccia a faccia che ha cominciato a entrare nel merito dei temi da affrontare. Severino, tutto sommato, ha tenuto il punto e ha fatto presente che non si parla proprio di rinvii sul fronte della conciliazione che sarà in vigore per condominio e risarcimenti danni da incidenti stradali a partire dalla prossima settimana. Disponibilità, però, ad aggiustare il tiro sui punti critici alla luce di un attento monitoraggio dei risultati.
Come pure sulla geografia giudiziaria il ministro tira dritto e, anzi, prova a stringere i tempi: nelle prossime settimane, ha annunciato, saranno pronti i parametri generali da utilizzare per il taglio dei tribunali, dopo che sui giudici di pace già sono state individuate le sedi da cancellare. Gli indici rappresentano il frutto del lavoro di una commissione cui partecipano i rappresentanti sia dell'avvocatura sia della magistratura. In ogni caso, però, si aprirà una verifica con tutte le categorie.
Nessun arretramento neppure sul fronte della riforma dell'ordinamento forense. Perché Severino ha ribadito la volontà di procedere attraverso la redazione del relativi Dpr. Ha però invitato l'avvocatura a farsi avanti, presentando a sua volta le proprie proposte. E i temi sono quelli classici del tirocinio, dell'accesso, dei percorsi di formazione, del sistema disciplinare, della pubblicità informativa. «Attraverso queste riforme – ha spiegato il ministro – bisogna mettere al centro la qualità della professione. Solo così potremo avere un'avvocatura realmente competitiva».
Caute se non perplesse le reazioni degli avvocati. Per Guido Alpa, presidente del Cnf (che oggi a Roma apre il tradizionale convegno di aggiornamento cui sono iscritti 2.500 avvocati), il Governo dovrebbe sostenere il progetto di riforma dell'ordinamento in discussione alla Camera perché qualifica la professione forense con regole su accesso, tirocinio, specializzazione, formazione continua, assicurazione obbligatoria e informazione al pubblico. «Quanto alla riforma della giustizia – ha sottolineato Alpa – gli avvocati non possono accettare l'estensione delle materie della mediazione obbligatoria, in attesa di una sentenza della Corte costituzionale, né si può accettare una riformulazione della geografia giudiziaria che proceda per criteri astratti senza considerare le reali esigenze delle sedi territoriali». E per Maurizio de Tilla, alla guida dell'Oua, il giudizio è in chiaroscuro. «Da un lato assistiamo alle aperture del ministro e alla disponibilità al confronto su geografia giudiziaria e giustizia civile, dall'altro alla contrarietà del Guardasigilli alla proposta avanzata dall'Oua sul rinvio dell'entrata in vigore, previsto per il 21 marzo, della conciliazione per condomini e incidenti. Altro nodo è l'invito affinché si faccia slittare il termine imposto agli ordini per riformarsi entro il prossimo 12 agosto. Allo stesso tempo, l'Oua ha ribadito la richiesta di equiparazione dei parametri ministeriali alle tariffe professionali e l'esclusione del socio di capitale».

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