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Più utili per Intesa Sanpaolo, maxi-dividendo

Intesa Sanpaolo archivia il terzo trimestre con utili sopra le attese e si avvia a chiudere un 2017 record per le commissioni, che già a fine settembre sono le «migliori di sempre». L’amministratore delegato Carlo Messina, ieri in conference call con analisti e gestori ha sottolineato come la «priorità strategica» resti la remunerazione degli azionisti «in misura consistente e sostenibile». Sono così confermati i 3,4 miliardi di euro di cedole per il 2017. Alla fine del piano d’impresa (31 dicembre 2017) il monte dividendi avrà raggiunto, come promesso, quota 10 miliardi e anche in futuro Intesa Sanpaolo, forte di un eccesso di capitale di 12 miliardi, vorrà porsi come «un significativo distributore di dividendi», ha assicurato il Ceo.

L’utile netto nei nove mesi è cresciuto del 6% a 2,5 miliardi. Il risultato netto contabile è però di 5,88 miliardi considerando il contributo pubblico cash di 3,5 miliardi ricevuto, viene ricordato in una nota, «a compensazione degli impatti sui coefficienti patrimoniali» derivanti dal salvataggio di Veneto Banca e della Popolare di Vicenza.

La previsione è di riportare in utile già nel 2018 le due banche venete, che segnano in un trimestre perdite per 100 milioni. Mentre per l’intero gruppo, la previsione è di battere a fine 2017 l’utile del 2016 (3,1 miliardi), per il quarto e ultimo trimestre è prevista tra l’altro la contabilizzazione della plusvalenza da 800 milioni dalla cessione di Allfunds.

Nel febbraio del prossimo anno sarà presentato il nuovo piano al quale Messina e i manager stanno lavorando da tempo. All’avvio del suo secondo piano, che sarà presentato a Londra il prossimo febbraio, Messina si presenta con coefficienti patrimoniali in crescita con il common equity ratio pro forma oggi al 13,4%, dal 13% di fine giugno. L’eccesso di capitale rispetto ai requisiti regolamentari è per Messina «sempre un problema felice», anche perché «è stato realizzato tutto internamente», senza aumenti di capitale.

Quanto alla qualità del credito, scende a 990 milioni, il più basso dalla nascita della superbanca, il flusso trimestrale dei crediti deteriorati provenienti da bonis ed è in calo di 11 miliardi in due anni lo stock dei crediti deteriorati. L’obiettivo di riduzione delle sofferenze (npl), oggi fissato al 10,5% degli impieghi entro fine 2019, sarà migliorato con il nuovo piano, ha detto ancora Messina che invece non vede impatti su capitale e dividendi dalle nuove indicazioni della Bce sulle coperture.

Quanto alle commissioni nette, la crescita è del 6,4% nei primi nove mesi a 5,64 miliardi, un dato conseguente «alla forte ripresa del risparmio gestito» che tra gennaio e settembre segna una crescita dello stock di oltre 17 miliardi.

Tra depositi e gestioni, Intesa Sanpaolo ha in custodia un trilione di euro, per lo più ascrivibile al risparmio italiano. Una cifra enorme che conferma la vocazione a «wealth management company». Dalla gestione del risparmio arriva infatti un contributo superiore al 50% al risultato lordo. Come «acceleratore della crescita dell’economia reale», nei nove mesi Intesa ha concesso nuovo credito per 36 miliardi a medio e lungo termine a famiglie e imprese.

Paola Pica

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