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Più utili per Intesa, a 4,18 miliardi. «Siamo un motore della crescita»

Intesa Sanpaolo chiude il 2019 con l’utile netto a 4,18 miliardi, il più alto della sua storia iniziata nel 2007 con la fusione delle banche di Milano e Torino. E una proposta di dividendi «cash» agli azionisti per 3,36 miliardi (19,2 centesimi per azione). «In un contesto più complesso del previsto — dice il ceo Carlo Messina in una call con la comunità finanziaria — confermiamo la capacita di collocarci tra le banche europee più solide e profittevoli e di essere in Italia il motore della crescita inclusiva e sostenibile e un modello di responsabilità sociale e culturale».

Il mercato ha spinto il titolo su del 3% premiando tra le altre cose il calo dei crediti difficili (npl) di altri 6 miliardi portando (-34 miliardi dal 2015), manovra realizzata, sottolinea il banchiere, «senza costi per i nostri azionisti».

La solidità patrimoniale, superiore di 4,6 punti ai requisiti regolamentari, «è in aumento e ci posiziona ai vertici in Europa», afferma Messina indicando l’indice Common equity Tier1 al 14,1%. Nel 2019 sono state poste le basi per un 2020 ancora di crescita, dice Messina agli analisti, con dividendi «ancora una volta robusti e sostenibili». Messina non chiude la porta all’anticipo della cedola, ma il tema, dice, andrà discusso in consiglio di amministrazione e di certo l’eventuale acconto non sarà realizzabile nel 2020. «Ci impegniamo fin da ora — è invece la promessa — a raggiungere quest’anno un utile netto superiore a quello del 2019». Nel corso dello scorso anno è stata acquisita la maggioranza di Rbm assicurazione salute, operazione che porta il gruppo bancario sempre più impegnato nelle polizze al secondo posto della classifica degli operatori di settore. Messina conferma tra le altre cose l’impegno in Cina, dove ha iniziato la sua attività quella che viene definita la Fideuram di Pechino: «Con la piena operatività di Yi Tsai Intesa Sanpaolo compie un passo decisivo che ci permetterà di sviluppare rapidamente le nostre attività nel risparmio gestito, in uno dei principali mercati al mondo».

Un altro passo rilevante, per Messina, è la partnership definita con Nexi, con la cessione a questa società delle attività nell’acquiring — che genererà una plusvalenza di 900 milioni nel 2020 — e l’acquisto di una quota del 9,9% della stessa Nexi. «Potremo così partecipare alla crescita di un settore, quello dei pagamenti, in rapido sviluppo», mentre l’accordo con SisalPay ha assicurato l’estensione capillare della rete.

La banca resta focalizzata sul wealth management e il forte sviluppo dell’assicurazione danni (non motor) e già nella seconda parte dell’anno si è assistito alla ripresa della raccolta di risparmio gestito (8 miliardi nel semestre, 5,5 nel solo ultimo trimestre dell’anno). Si stima che l’ammontare dei depositi delle famiglie convertibile in forme di risparmio gestito sia di circa 70 miliardi (176 miliardi è il bacino della raccolta amministrata).

Quanto alla crescita italiana, l’anno scorso le erogazioni a medio e lungo termine hanno superato i 48 miliardi, dei quali 38 a famiglie e imprese medie e piccole. Di pari passo sono proseguite le azioni di supporto all’economia circolare e a quella sociale, alle comunità e ai territori colpiti dalle emergenze. «Con una stabilità politica lo spread non può che migliorare, chiude Messina, ricordando «i solidi fondamentali del Paese».

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