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Più utili per Generali a quota 802 milioni «Siamo compratori»

Generali chiude il primo trimestre 2021 con il risultato operativo in crescita dell’11% a 1,6 miliardi e l’utile netto a 802 milioni, che si confronta con i 113 milioni dei primi tre mesi dell’anno scorso, dato che aveva risentito dell’impatto della pandemia con svalutazioni e l’onere del Fondo straordinario internazionale per il covid. I premi hanno registrato un incremento del 4,2% a 19,7 miliardi e il solvency ratio, l’indice della solidità patrimoniale, è salito al 234%.

I conti sono stati approvati lunedì da un lungo consiglio nel corso del quale sarebbero stati toccati temi di governo societario. Ma su questo punto il group cfo del Leone, Cristiano Borean, ha risposto: «Non commenterei questioni riguardanti la governance. Come ha già indicato il nostro ceo Philippe Donnet il focus del management è realizzare il piano strategico al 2021, quindi raggiungere gli obiettivi annunciati». Borean ha poi ribadito che il gruppo è al lavoro sul piano successivo. Sulle acquisizioni «tutte le opzioni sono aperte». La priorità è la crescita esterna, ma in assenza di opportunità verranno esplorate altre strade, compreso il buyback.

I risultati, superiori alle attese degli analisti, proiettano il gruppo al raggiungimento dei target previsti dal piano che si conclude a fine anno con il mandato del cda. E appunto a circa un anno dal rinnovo la partita è già entrata nel vivo. Nei prossimi consigli i temi relativi al governo societario sembrano destinati a essere sul tavolo, e non senza tensioni. Da un lato c’è il possibile avvio dei lavori per formare la lista dei candidati da parte del board uscente, facoltà introdotta nello statuto lo scorso anno. Sostenuta da Mediobanca, primo socio a Trieste con il 12,9%, che ha applicato questa opzione nell’ultimo rinnovo dei suoi vertici ritenendola allineata con le best practice per le public company e la migliore per confermare la centralità del consiglio. Non è invece appoggiata da Francesco Gaetano Caltagirone, secondo socio con il 5,6%, che, pur avendola votata in cda, la considera troppo condizionata da Piazzetta Cuccia. L’avvio dei lavori per la messa in pratica di questa facoltà potrebbe essere posta all’ordine del giorno nei prossimi board, con delibera a maggioranza. Caltagirone ritiene invece prioritario intervenire sulla governance con la reintroduzione del direttore generale e del comitato esecutivo (presenti in statuto) e rafforzando i poteri del presidente. Cambiamenti che porterebbero a una riduzione del peso del ceo, nel «mirino» dell’imprenditore romano.

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