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Più tutele sugli accertamenti

Le Sezioni unite a tutela del contribuente. L’accertamento fiscale è infatti da considerare nullo se emesso dall’ufficio prima dei “canonici” 60 giorni dall’ispezione. Lo prevede lo Statuto dei diritti del contribuente e il termine rappresenta un’espressione del rapporto di collaborazione tra amministrazione e contribuente troppo spesso disattesa. Con la sentenza n. 18184 la Cassazione, a Sezioni unite scioglie un contrasto giurisprudenziale nella direzione più garantista. E dà risposta alla domanda sulle conseguenze del mancato rispetto del termine previsto dalla legge 212/00 che ha sì introdotto il limite dei 60 giorni (a fare data dal rilascio del verbale di conclusione delle operazioni di verifica), prima del quale il Fisco non può emettere l’accertamento, ma non ha detto nulla sulla sua inosservanza. Semplice irregolarità oppure vero e proprio vizio di legittimità dell’atto impositivo da fare valere dal contribuente per ottenerne l’annullamento?
La risposta delle Sezioni unite propende per quest’ultima soluzione. Innanzitutto perché la norme oggetto di interpretazione è collocata all’interno dello Statuto che, pur non potendo rivendicare una collocazione superiore nella gerarchia delle fonti, tuttavia rappresenta un punto di riferimento nell’indirizzare i rapporti tra amministrazione finanziaria e contribuenti. In particolare la norma, l’articolo 12, introduce una forma di collaborazione particolare con un periodo di tempo ampio 60 giorni prima dell’accertamento, periodo di tempo destinato alla dialettica tra le parti (contraddittorio procedimentale) prima dell’emissione del provvedimento.
Il contraddittorio, sottolineano le Sezioni unite, è andato via via assumendo, sia in giurisprudenza sia in dottrina, un valore sempre maggiore come strumento di garanzia non solo del contribuente, ma anche del migliore esercizio della potestà impositiva, tanto più efficace se “tarata” sulla situazione del contribuente.
Così, la mancata osservanza del termine, in assenza di specifiche ragioni di urgenza, non può che provocare l’invalidità dell’avviso di accertamento «quale effetto del vizio del relativo procedimento, costituito dal non avere messo a disposizione del contribuente l’intero lasso di tempo previsto dalla legge per garantirgli la facoltà di partecipare al procedimento stesso, esprimendo le proprie osservazioni». Una conclusione che risulta coerente con «il sistema ordinamentale, comunitario e nazionale, nel quale la norma opera».
Quanto ai casi di particolare e motivata urgenza, le Sezioni unite danno una lettura sostanziale, sostenendo che l’illegittimità deriva non tanto dall’assenza, nell’atto notificato, della motivazione sull’esistenza di un caso di urgenza, quanto dalla non configurabilità, in punta di fatto, del requisito dell’urgenza. Non basta, a smentire questa linea, l’espressione utilizzata dalla norma, «salvo casi di particolare e motivata urgenza», perché non individua con certezza nell’atto impositivo l’unica sede in cui la motivata urgenza deve essere prodotta dall’Ufficio: l’utilizzo del termine «motivata», infatti, non ha come conseguenza il riferimento esclusivo alle motivazioni dell’avviso di accertamento.

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