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Più tutele nella notifica delle cartelle esattoriali

Se il contribuente è momentaneamente assente e non si riesce a consegnargli la cartella di pagamento, i termini per presentare ricorso decorrono dal ricevimento della raccomandata con la quale viene informato dell’avvenuto deposito dell’atto nella casa comunale o, comunque, decorso il termine di 10 giorni dalla spedizione della raccomandata. A stabilire questo principio è la Corte costituzionale con la sentenza n. 258/2012 depositata ieri, con la quale ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 26 Dpr 602/73 (che disciplina la notifica delle cartelle di pagamento) nella parte in cui non equipara – nei casi di irreperibilità relativa – la modalità di notifica, e la relativa data di perfezionamento, degli avvisi di accertamento (articolo 60 Dpr 660/73) rispetto alle cartelle di pagamento.
Per come emerge dalla sentenza, tale principio dovrebbe applicarsi alle notificazioni delle cartelle di pagamento riguardanti tutte le entrate riscosse mediante ruolo e, quindi, anche le entrate non tributarie dello Stato e degli altri enti pubblici, anche previdenziali.
Una società, che proponeva ricorso contro una cartella notificata da Equitalia per conto dell’Inps, si vedeva eccepire la tardività del ricorso perché presentato oltre i 40 giorni previsti dalla legge. Il giudice del lavoro del Tribunale di Padova riteneva opportuno rimettere la questione alla Consulta, in quanto il problema da risolvere, ai fini della valutazione della tempestività del ricorso, era relativo all’individuazione del momento di perfezionamento della notifica. Per l’Inps tale termine decorreva dal giorno successivo dell’affissione nell’albo comunale dell’avviso di deposito della cartella nella casa comunale. Per il giudice, invece, la previsione normativa della notifica della cartella di pagamento non garantiva al destinatario la stessa conoscibilità rispetto alla notifica di un avviso di accertamento (si veda la scheda). E la Corte ha ritenuto fondata la questione.
In sintesi, per la Consulta, la normativa – nei casi di irreperibilità relativa – equipara la notifica della cartella ai casi di notificazione degli atti a destinatari “assolutamente irreperibili”. Ne consegue che, nonostante il domicilio fiscale sia noto ed effettivo, non sono necessarie, per la validità della notificazione della cartella, né l’affissione dell’avviso di accertamento alla porta della abitazione, dell’ufficio o dell’azienda del destinatario, né la comunicazione del deposito mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento. Ma tale disciplina, con riferimento alla cartella di pagamento, non assicura, secondo la Consulta, l’effettiva conoscenza da parte del contribuente. Per superare tale disparità di trattamento nella notifica tra i due atti, la Corte ha ritenuto che il combinato disposto delle norme debba essere interpretato nel senso che le cartelle possono notificarsi senza ulteriori avvisi solo nei casi di irreperibilità assoluta (come per gli avvisi di accertamento). In ipotesi di irreperibilità relativa, si deve invece far riferimento alle disposizioni che prevedono la comunicazione preventiva del deposito presso la casa comunale.

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