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Più trasparenza con la nuova Mifid

di Riccardo Sabbatini

Fosse arrivata prima la crisi dei mercati la Mifid, forse, non sarebbe mai nata. Senz'altro sarebbe stata maggiormente meditata la scelta di abbandonare la regola di concentrare in un mercato regolamentato gli scambi sui titoli quotati. Una scelta che ha favorito la frammentazione del trading proprio mentre il turmoil finanziario sottolineava l'importanza di mercati liquidi e trasparenti. Ed ecco allora che a 4 anni di distanza dal suo varo i regolatori europei hanno avviato il restyling della direttiva innescando una retromarcia. Il progetto della New Mifid dovrebbe vedere la luce tra poche settimane ma una bozza informale già circola tra gli operatori ed annuncia significative novità.

La più rilevante? Probabilmente la decisione di estendere ai bond e agli scambi in derivati le stesse regole di trasparenza ante e post negoziazione che la normativa in vigore aveva imposto sugli scambi azionari. Quattro anni fa era stata la piazza italiana a combattere, perdendola, la battaglia per la trasparenza nel trading obbligazionario. Prevalsero le obiezioni dei grandi intermediari britannici per i quali l'eccessiva trasparenza può compromettere la liquidità del mercato. La crisi ha dimostrato il contrario ed ora se ne prende atto.

Le nuove regole intervengono in una industria dei servizi finanziari continentali in cui operano 95 mercati regolamentati, 143 sistemi multilaterali di contrattazione e 14 internalizzatori sistematici (solo uno è italiano, la Fineco Bank) che intermediano gli scambi degli oltre 6mila titoli quotati del continente. La Mifid, nel promuovere la competizione tra le varie piattaforme ha appunto determinato una frammentazione del trading. La quota occupata dai mercati regolamentati si è ridotta al 50-60% nelle piazze principali. A Milano e Madrid le borse hanno manifestato maggiore resistenza (80-90%). Le preoccupazioni riguardano soprattutto l'efficienza dei meccanismi di formazione dei prezzi che possono essere inceppati quando le stesso titolo è trattato su molte piattaforme non collegate tra loro. Ora si corre ai ripari promuovendo sistemi più efficienti per consolidare i dati sul trading ma continuando a scommettere su risposte del mercato che finora non sono arrivate.

E poi ci sono i fenomeni nuovi prodotti dall'innovazione finanziaria: gli scambi automatici ad alta frequenza (high frequency trading) ed i serbatoi "scuri" di liquidità che nel 2009 – ha stimato la federazione delle borse europee – rappresentavano il 43,4% del trading. Allo scopo di far emergere quegli scambi la New Mifid fa nascere nuove piattaforme di negoziazione, gli Otf e si propone di di trasferire su piattaforme identificabili buona parte degli scambi in derivati e cds di cui la crisi ha messo in luce i potenziali effetti destabilizzanti. Ma i grandi intermediari europei, che guadagnano dall'opacità di quegli scambi, fanno ovviamente resistenza e la partita è aperta.
 

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