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Più tempo per le conciliazioni

La comunicazione telematica obbligatoria, relativa all’offerta conciliativa, può essere effettuata oltre i 65 giorni previsti, senza incorrere in alcuna sanzione.

Secondo il ministero del lavoro, infatti, qualora al momento dello spirare dei termini previsti dall’articolo 6, comma 3, del decreto legislativo n. 23/2015, non si sia conclusa la conciliazione avviata tra le parti, il datore di lavoro potrà procedere a effettuare la comunicazione obbligatoria entro cinque giorni da conteggiarsi dalla conclusione della procedura.

Il chiarimento è stato fornito, nel corso del Videoforum lavoro di ItaliaOggi del 13 marzo scorso, dai funzionari del ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Una precisazione importante in quanto dal 7 marzo scorso, per tutti i contratti di lavoro cosiddetti a tutele crescenti, ovvero tutti quei rapporti di lavoro a tempo indeterminato stipulati a far data dall’entrata in vigore del decreto legislativo n. 23/2015, i datori di lavoro hanno un nuovo onere burocratico da assolvere.

Ai sensi dell’articolo 6 comma 3 del citato provvedimento, infatti, dopo la cessazione del rapporto di lavoro, oltre alla canonica comunicazione da effettuarsi entro i 5 giorni, occorre effettuare una ulteriore comunicazione telematica entro 65 giorni, obbligatoria ai sensi dell’articolo 4-bis del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181.

Nel caso di omissioni o ritardi è applicabile sanzione amministrativa già prevista per la generalità delle comunicazioni obbligatorie relative ai rapporti di lavoro.

La finalità è quella di consentire il monitoraggio dell’andamento della conciliazione volontaria che, ai sensi dell’articolo 6 del decreto, consente ai datori di lavoro di prevenire il contenzioso con il lavoratore nei casi di licenziamento non valido e quindi discriminatorio, nullo, inefficace, illegittimo.

In particolare, al fine di evitare un contenzioso, il datore di lavoro può offrire al lavoratore una somma legata all’anzianità di servizio del lavoratore.

Specificamente, è previsto che l’offerta al lavoratore sia di ammontare pari a una mensilità della retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio.

Tale somma non costituisce reddito imponibile ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e non è assoggettata a contribuzione previdenziale.

In ogni caso, l’indennità non può essere inferiore a due e non superiore a diciotto mensilita e dovrà essere drogata mediante consegna al lavoratore di un assegno circolare, presso le sedi, in occasione della conclusione dell’accordo.

L’accettazione dell’assegno da parte del lavoratore fa conseguire la definitività della risoluzione del rapporto alla data del licenziamento e la rinuncia all’impugnazione del licenziamento anche qualora il lavoratore l’abbia già proposta.

Si è visto dunque che la conciliazione volontaria può essere avviata entro i termini previsti per l’impugnazione stragiudiziale del licenziamento da parte del lavoratore che, ai sensi della legge n. 604/1966, deve avvenire entro i 60 giorni.

Tuttavia, è stato evidenziato al ministero del lavoro, che l’offerta conciliativa potrebbe essere regolarmente presentata nei termini, ma il lavoratore accetti la stessa in una o più riunioni successive, in relazione anche alla complessità della conciliazione.

In tal caso, secondo le risposte fornite dai rappresentanti del ministero, la comunicazione di avvenuta/non avvenuta conciliazione potrà essere spostata al giorno immediatamente successivo alla conclusione della procedura di conciliazione e comunque non oltre il quinto giorno successivo.

Ciò, come evidenziato nella risposta al Forum, è confermato per ipotesi di analoga impossibilità ad adempimenti comunicazionali, prese in considerazione dal ministero del lavoro nelle circolari del 4 gennaio 2007, prot. n. 440 e 14 febbraio 2007, n. 4746.

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