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Più tempo per negoziare gli aiuti

Le imprese avranno più tempo per richiedere e negoziare nuovi finanziamenti con le banche appoggiandosi alla garanzia dello Stato al 90%, ma avranno più tempo anche per la moratoria sui prestiti, per la ricapitalizzazione delle imprese e per gli aiuti alle imprese di grandi dimensioni. Questi dovrebbero essere i benefici immediati per gli aiuti in corso in seguito alla proroga del Quadro temporaneo per le misure di aiuto di stato a sostegno dell’economia nell’emergenza del Covid-19 fino al 30 giugno 2021. La tipologia di aiuto, che ha già visto l’erogazione di contributi a fondo perduto alle piccole imprese fino a 5 mln di fatturato ed è in attesa dell’erogazione dei contributi sotto forma di credito di imposta per sanificazione e Dpi previsti dalla conversione in legge del decreto 14 agosto 2020, n. 104, beneficia di altri 6 mesi di tempo rispetto alla scadenza originariamente prevista. Fa eccezione la misura per la ricapitalizzazione, prorogata fino al 30 settembre 2021. La decisione della Commissione Ue del 13 ottobre 2020 (si veda ItaliaOggi di ieri) «proroga e amplia il quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato al fine di sostenere ulteriormente le imprese che subiscono perdite significative di fatturato» e prevede in maniera esplicita anche una misura per consentire agli Stati di sostenere le imprese che subiscono un calo del fatturato nel periodo ammissibile di almeno il 30% rispetto allo stesso periodo del 2019, causa pandemia. Il sostegno contribuirà a coprire parte dei costi fissi e potrà arrivare fino a 3 mln per impresa.

Le opportunità per nuovi aiuti. La proroga apre nuovi scenari potenziali anche per internazionalizzazione. Il decreto del ministero degli affari esteri dell’11 giugno 2020 ha previsto l’ampliamento di operatività del fondo Simest per l’internazionalizzazione all’area geografica europea. Il decreto eliminava la restrizione degli incentivi alle sole pmi, permettendo l’accesso a tutte le misure senza distinzione dimensionale. Le risorse si sono esaurite in una giornata, ma l’estensione del quadro temporaneo al 30 giugno 2021 potrebbe permettere il recupero di nuove risorse per rifinanziare anche la legge 394/81. In maniera non esplicita, la proroga va incontro anche a quelle regioni che non sono ancora riuscite a emanare i bandi previsti dal decreto legge «Rilancio», il n. 34/2020, o, comunque, che non sarebbero riuscite a concedere gli aiuti entro la scadenza iniziale del 31 dicembre 2020. Grazie a questa proroga possono concedere aiuti a fondo perduto fino all’80% dei costi d’investimento, aiuti per la ricerca e lo sviluppo in materia di Covid-19, aiuti per gli investimenti per le infrastrutture di prova e upscaling fino al 75% e finanziamenti fino a 6 anni. Le regioni hanno l’opportunità di concedere gli aiuti utilizzando solo i fondi europei, senza obbligo di cofinanziamento, semplificazione che avrebbe dovuto sbloccare tutte le regioni. Invece, sono poche quelle che si sono avvalse ad oggi di questa opportunità. La proroga permette anche ai ritardatari di aiutare le imprese, mettendo in gioco i fondi Ue non spesi. Dovevano attivarsi entro il 31 dicembre, la proroga consente di spostare i termini al 30 giugno 2021.

Cosa succede agli aiuti già operativi. Relativamente agli aiuti già operativi, la proroga, una volta recepita in Italia, avrà effetto sulla liquidità delle imprese. Gli aiuti garantiti dallo Stato, con oltre 1,1 mln di domande presentate, continuano infatti a stimolare l’interesse da parte delle imprese. Il maggior tempo a disposizione permetterà di affinare ulteriormente un meccanismo che ha consentito ad oltre 900 mila imprese di ottenere i 30 mila euro con garanzia totale dello Stato e a poco più di 200 mila imprese di ottenere i finanziamenti con la garanzia del 90% dello Stato. Possono accedere allo strumento di garanzia concesso dal «fondo di garanzia» le imprese di micro, piccole o medie dimensioni, iscritte al Registro Imprese, e i professionisti iscritti agli ordini professionali o aderenti ad associazioni professionali iscritte all’apposito elenco dello Sviluppo economico. Il dl Liquidità ha previsto anche l’ammissibilità di small mid cap, ossia le imprese con un numero di dipendenti fino a 499 e, limitatamente ai finanziamenti fino a 30 mila euro, di persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni, broker, agenti e subagenti di assicurazione, ed enti del Terzo settore. L’operazione è molto interessante, anche perché il dl «liquidità» ha stabilito che, ai fini dell’ammissibilità alla garanzia, non venga effettuata alcuna valutazione del merito di credito del soggetto beneficiario finale da parte del gestore del fondo. Per le operazioni fino a 30mila euro è prevista l’approvazione automatica da parte del fondo; i richiedenti possono erogare i finanziamenti anche prima della delibera della garanzia. Anche la moratoria potrebbe beneficiare di un nuovo spostamento. La scadenza era stata già prorogata al 31 gennaio 2021, ora si aprono nuove prospettive.

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