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Più tasse per migliorare i servizi

di Marco Mobili

È l'evasione il principale problema del sistema fiscale italiano. Ancor più del peso oggi raggiunto da imposte e tasse dovute. Non solo. Oltre il 55,7% degli italiani preferirebbe pagare più tasse ma avere più servizi. Sì, poi, alla lotta all'evasione, ma senza farla sulla pelle dei contribuenti. È quanto emerge da una ricerca Censis commissionata dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e svolta con il metodo Cati nelle ultime due settimane di settembre su un campione rappresentativo di mille persone di età compresa tra i 25 e i 70 anni.

Come dimostrano i dati dello studio presentati ieri a Roma dal presidente del Censis, Giuseppe De Rita, e dal direttore dell'istituito di ricerche, Giuseppe Roma, la percezione che gli italiani hanno del fisco continua a essere negativa: ingiusto per il 36,2%, inefficiente per il 25,5% ed esoso per il 23,7 per cento. Solo il 9,9% lo giudica efficiente e il 4,7% lo ritiene solidale. A sorpresa, sottolineano gli stessi ricercatori, l'indicazione dell'evasione fiscale è indicato come il principale problema del fisco: è così per il 44,4% degli intervistati, esattamente il doppio di quanti (il 22%) individuano in un eccessivo livello di tassazione il male maggiore. Tra il 2000 e il 2010 cresce del 12,8 la quota di italiani che è disposta a pagare più tasse a patto di maggiori servizi; la percentuale aumenta con il crescere dell'età degli intervistati.

Un conto è individuare nell'evasione fiscale il primo problema e un altro è poi nella pratica modificare i propri comportamenti. Il 34,1% degli italiani, sempre secondo lo studio Censis, ammette di non chiedere a esercenti o professionisti scontrini o fatture.

La sensazione diffusa è che sono sempre più numerosi quelli che, nonostante l'incremento degli accertamenti, riescono a farla franca, sottraendosi ai propri doveri di contribuenti. Eppure, secondo il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti ed esperti contabili, Claudio Siciliotti, il 2011 sarà l'anno della «riscossione a tutti i costi». Nel presentare la ricerca Censis, Siciliotti ha puntato il dito sul pacchetto antievasione con cui ci si dovrà confrontare quest'anno. Fatto salvo il nuovo redditometro – fortemente voluto al posto degli studi di settore e su cui comunque si rinvia ogni considerazione alla sua presentazione – dubbi in tema di violazione della privacy sono stati espressi sullo scontrino parlante per gli acquisti superiori ai 3.600 euro che entrerà in vigore da maggio.Così come sugli accertamenti esecutivi che, da luglio in poi, ridurranno all'osso i tempi di difesa dei contribuenti. Il presidente dei commercialisti ha evidenziato come «vi siano davvero tutti i presupposti per poter combattere l'evasione fiscale» ma, ha avvertito, «non sulla pelle dei cittadini ma con la loro collaborazione». Un esempio è il blocco delle compensazioni per debiti sopra i 1.500 euro, cui però non è corrisposto l'arrivo dell'attesa possibilità di compensare i debiti con l'erario con i crediti vantati nei confronti della Pa.

Dallo studio sembra dunque maturare il concetto che il furbo danneggi la società e soprattutto i cittadini virtuosi e onesti in termini di prestazioni e servizi. Più del 50% dei cittadini oltre i 35 anni di età sarebbe favorevole all'opzione «più servizi, più tasse». In fondo se il livello di tassazione è giudicato elevato, lo è non tanto in assoluto (il 23%) quanto in relazione al livello e alla qualità dei servizi erogati (58,1%). Inoltre, il 64,3% degli italiani dichiara che la spesa fiscale è comunque aumentata, ma individua la causa nella quota «di cofinanziamento del contribuente per l'accesso ai servizi pubblici (79,3%)». A testimoniare ulteriormente la richiesta di maggiori servizi a fronte delle tasse pagate è anche la classifica sui tributi più odiati. Al primo posto, infatti, c'è il canone Rai, detestato dal 47,3% e ritenuto ingiusto.

Pagare le tasse, sì ma in semplicità. Per sentirsi più tutelato nell'80% dei casi il cittadino chiede assistenza agli intermediari. Il 55,7% dichiara di non utilizzare il fisco telematico, mentre tra chi ne fa uso il 17,1% lo fa per raccogliere informazioni e il 15,7% per versamenti online.

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