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Più strade per ridurre le sanzioni

La duplice possibilità offerta per tutto il 2015 dalla legge di stabilità al contribuente che riceve un accertamento di aderire al processo verbale di constatazione (Pvc) oppure, in alternativa, di ravvedersi comporta un’attenta riflessione sulla scelta più conveniente da fare.
In base alle nuove norme, infatti, solo a decorrere dal 2016 saranno abrogati gli istituti deflattivi dell’adesione al Pvc e all’invito al contraddittorio, nonché dell’acquiescenza “rafforzata”. Pertanto, fino al 31 dicembre 2015, il contribuente cui è stato (o sarà nei prossimi mesi) notificato un Pvc o un invito a comparire, potrà continuare ad aderire integralmente ai contenuti del verbale, beneficiando di sanzioni ridotte a 1/6 del minimo. Al tempo stesso, però, in alternativa, potrà regolarizzare la propria posizione presentando una dichiarazione integrativa per “adeguarsi” alle contestazioni contenute nel verbale o nell’invito a comparire. In tal caso, le maggiori imposte dovute sconteranno le sanzioni ridotte a 1/5 del minimo.
I verbali «generici»
Questa misura è alquanto favorevole, anche se a ben vedere – nel caso di Pvc – non facilmente applicabile. Di solito, infatti, i verbali di constatazione si limitano a evidenziare le presunte violazioni commesse dal soggetto verificato, ma senza specificare le maggiori imposte dovute e/o le sanzioni applicabili.
Si pensi, per esempio, a una constatazione di fatture per operazioni inesistenti. In tal caso, spesso i verificatori non precisano se queste siano soggettivamente oppure oggettivamente inesistenti. Il che complica la regolarizzazione. Nella prima ipotesi, infatti, la rettifica dovrebbe riguardare sia le imposte sui redditi (per l’indeducibilità del costo) sia l’Iva (per l’indetraibilità dell’imposta). Mentre quando i rilievi riguardano fatture soggettivamente inesistenti, la rettifica dovrebbe riguardare soltanto l’Iva.
È evidente dunque che, in assenza di precisi e dettagliati rilievi, il rischio di errore è molto elevato. Pertanto, anche per evitare ravvedimenti potenzialmente inefficaci, i soggetti verificati potrebbero ritenere più opportuno attendere l’avviso di accertamento per poi impugnarlo dinanzi al giudice tributario, tentando prima un accertamento con adesione con le sanzioni ridotte solo a 1/3.
Chance di rateazione
Un altro aspetto da tener presente per una scelta ponderata riguarda la modalità di pagamento. L’adesione al Pvc consente al contribuente di utilizzare un sistema di versamento rateale delle maggiori imposte dovute, delle sanzioni ridotte e degli interessi. Il ravvedimento operoso, invece, non ammette la dilazione del pagamento, anche se è possibile optare per un ravvedimento di tipo “parziale” riferito a solo una parte dell’imposta.
Termini di accertamento
In caso di ravvedimento operoso, è prevista la rigenerazione dei termini per l’accertamento, a partire dall’anno in cui è stato effettuato. Tuttavia la riapertura dei termini per l’accertamento non sarà generalizzata, ma riguarderà solo gli elementi oggetto dell’integrazione. Per tutti gli altri elementi non interessati dall’integrazione, rimane fissato il termine ordinario. Al contrario, in caso di adesione, difficilmente l’ufficio accertatore riaprirà l’anno di imposta definito con un nuovo accertamento.
Infine, occorre tener presente che qualora le violazioni da sanare riguardino più anni forse è più conveniente l’istituto del «cumulo giuridico», cioè l’applicazione di una sanzione unica (seppur maggiorata) non applicabile però in caso di ravvedimento. Quando, infatti, vengono commesse plurime violazioni, anche relative a tributi e a periodi d’imposta diversi il cumulo giuridico, compete unicamente all’Agenzia (per i tributi di sua competenza). Se, invece, il contribuente decide di avvalersi del ravvedimento operoso, non può utilizzare il cumulo giuridico, ma deve regolarizzare ogni singola violazione commessa.
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