Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Più strade e meno sussidi per Jakarta

Con una crescita in frenata ormai da tre anni e le incertezze generate dal rinnovo del Parlamento e dalle elezioni presidenziali, il 2014 sembrava destinato a essere un anno negativo per gli investimenti in Indonesia. E invece, anche grazie al clima di fiducia che si è creato attorno al nuovo presidente Joko Widodo e alla sua agenda economica, i progetti realizzati, domestici ed esteri, hanno raggiunto quota 37 miliardi di dollari, con un balzo del 16,2%, che ha consentito di segnare un nuovo record per il Paese. Quelli “in casa” sono cresciuti quasi del 22 per cento.
La tendenza dovrebbe confermarsi nell’anno in corso, per il quale l’Agenzia indonesiana per gli investimenti (Indonesian investment coordinating board) prevede un aumento del 14 per cento.
Promuovere gli investimenti diretti nel Paese è l’obiettivo attorno al quale ruota gran parte della politica economica del governo, che ha appena ottenuto dal Parlamento l’ok alla revisione del budget per il 2015. Le direttrici fissate sono tre: tagliare i sussidi ai carburanti, accelerare lo sviluppo delle opere infrastrutturali, aumentare le entrate.
Il programma è ambizioso, perché punta a cambiare in profondità il sistema economico del Paese. Realizzarlo non sarà impresa facile. Qualche passo però è già stato fatto.
Insediatosi a ottobre, Jokowi (come viene comunemente chiamato il presidente) ha subito preso di mira i sussidi sui carburanti, un tema molto delicato che in passato ha innescato accese polemiche. Approfittando del contesto favorevole generato dal calo delle quotazioni del petrolio, il presidente è riuscito a far passare una liberalizzazione dei prezzi che permette alle casse dello Stato di risparmiare 18,4 miliardi di dollari. Il 60% di questo tesoretto è già stato riservato proprio al finanziamento delle infrastrutture, mettendo così nero su bianco il cambiamento dell’obiettivo delle politiche di spesa pubblica. Nel complesso, il budget 2015 destina il 21% della spesa pubblica agli investimenti di capitale, che per la prima volta dal 2005 superano gli esborsi per sussidi a carburanti ed energia.
La legge di bilancio, inoltre, elabora un piano d’attacco che coinvolge a tutti i livelli le autorità locali e regionali e le aziende controllate dallo Stato. A livello nazionale, la spesa per infrastrutture raddoppierà, raggiungendo il 2,2% del Pil.
La scarsa qualità e densità del sistema dei collegamenti sono un nodo strutturale per la prima economia del Sud-est asiatico (non aiutata dalla conformazione geografica). Decenni di sotto-finanziamenti si sono tradotti in una zavorra per la competitività delle aziende locali, alle prese con elevati costi logistici, e in un disincentivo agli investimenti. Secondo alcune stime, per rendere moderno ed efficiente il sistema infrastrutturale del Paese servirebbe qualcosa come 442 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni e comunque molto di più della dote messa a bilancio dal governo, alla quale sarà necessario sommare il contributo dei capitali privati, in un contesto più favorevole agli investimenti esteri. Altra linea di intervento sul quale Jokowi punta molto.
Lo sviluppo delle infrastrutture sarà determinante per centrare l’obiettivo di crescita del 5,7% fissato dal governo per il 2015, in accelerazione dal 5% del 2014, quando l’economia ha rallentato ai minimi da cinque anni. Fondo monetario internazionale e Banca mondiale, però, stimano un’espansione più modesta e compresa tra il 5 e il 5,2%, prevedendo le ripercussioni negative che saranno generate dalla debolezza della domanda mondiale.
Un aiuto inaspettato potrebbe venire dalla recente svolta decisa dalla Banca centrale. Il rallentamento economico l’Indonesia se l’è, almeno in parte, auto-inflitto con una politica monetaria molto restrittiva. Tra giugno del 2013 e novembre del 2014, i tassi d’interesse sono stati aumentati dal 5,75 al 7,75% per frenare l’inflazione (alimentata proprio dai prezzi sussidiati dei carburanti), ridurre il deficit del conto corrente, sostenere la rupiah ed evitare future fughe di capitali innescate dall’atteso rialzo dei tassi negli Stati Uniti.
Una politica monetaria corretta per tenere in equilibrio i fondamentali finanziari e di bilancio del Paese, ma che ha imposto un prezzo in termini di minor crescita economica. A metà febbraio, la banca centrale ha però finalmente tagliato i tassi (di 25 punti base) contraddicendo l’aspettativa generalizzata che prevedeva una politica monetaria restrittiva per tutto il 2015. Anche in questo caso, un ruolo di primo piano è stato giocato dall’abbandono del sistema dei prezzi amministrati dei carburanti, il cui calo ha ridotto le pressioni inflazionistiche.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non ha tempi, non ha luoghi, non ha obbligo di reperibilità: è lo smart working di ultima generazi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Sono entusiasta di essere stato nominato ad di Unicredit, un’istituzione veramente paneuropea e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il primo annuncio è arrivato all’ora di pranzo, quando John Elkann ha rivelato che la Ferrari pre...

Oggi sulla stampa