Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Più spesa pubblica? Sì, per sanità e ricerca ma troppo stato fa male

Il futuro è aperto e tutto fuorché segnato per il capitalismo di libero mercato. Sono in molti i pensatori contemporanei che ritengono che in qualche modo il dopo-pandemia segnerà il ritorno a un qualche genere di pianificazione pubblica. Anche parole assai popolari, nello stesso settore privato, come «transizione ecologica» preludono a un ruolo importante dello Stato nell’allocare i fattori produttivi. Deirdre McCloskey ha un’idea diversa. La storica dell’economia di Chicago guarda al lungo periodo. «Il mondo è diventato trenta volte più ricco, pro capite, in appena due secoli e mezzo» e questo processo si è ampliato, dai soli Paesi occidentali anche a quelli emergenti. McCloskey lo chiama the great enrichment, il grande arricchimento, e ritiene abbia cause eminentemente culturali.

Prima in Olanda e poi in Inghilterra, si è andata affermando una cultura per la quale le professioni artigianali e mercantili non erano più considerate svilenti, moralmente dubbie, ma al contrario pienamente legittime e meritorie. Questa consapevolezza «politica» forgia lo spirito liberale dell’età contemporanea. McCloskey, che conosce bene il nostro Paese, è stata in Italia alcuni giorni: ha ricevuto il Premio «Sele d’Oro Mezzogiorno», a Oliveto Citra (Salerno), e poi è stata a Milano, tenendo, fra le altre cose, una conferenza al Centro per lo studio della democrazia liberale dell’Università Iulm.Lo scenario

Guarda al futuro con ottimismo ma anche con qualche preoccupazione. «L’approccio dei governi occidentali, il principio di precauzione applicato al Covid-19, aveva senso all’inizio, diciamo nei primi mesi della pandemia. Oggi è controproducente e sembra ignorare gli straordinari progressi che abbiamo fatto negli ultimi mesi, a cominciare dai vaccini». I vaccini non sono un trionfo della politica industriale ma una straordinaria vittoria dell’impresa farmaceutica e dell’ecosistema all’interno del quale s’inserisce. McCloskey detesta Trump («un pericoloso demagogo») ma ammette che «l’amministrazione americana ha fatto bene a decidere di fare il banchiere, mettendo a disposizione i quattrini, e non l’imprenditore dei vaccini».

Non tutto ha funzionato bene. «Troppo spesso i Centers for Disease Control (Cdc) e la Food and Drug Administration (Fda) hanno fatto prevalere le procedure burocratiche sul senso comune e sull’urgenza. Per esperienza, so quanto l’atmosfera intellettuale nei Cdc sia pericolosamente gerarchica. In Corea del Sud gran parte della ricerca medica viene svolta da soggetti privati, sia pure finanziati dallo Stato».

Per McCloskey, la pandemia deve metterci in allarme sulla «infrastruttura ideologica» dell’Occidente. Il rischio, sostiene, è che dia fiato alle idee peggiori. «Gli intellettuali europei, da Voltaire a Lenin, hanno prodotto solo tre grandi idee politiche. Una di esse, il liberalismo concepito nel XVIII secolo da Voltaire e Adam Smith, ha fatto il mondo moderno. Le altre due idee, il nazionalismo e il socialismo, sono andate vicine a distruggerlo. L’epidemia dei giorni nostri è una minaccia per il liberalismo perché favorisce nazionalismo e socialismo e autoritarismo».

Questo non significa che non ci sia spazio per considerare diversamente alcune spese. «Maggiori investimenti a favore della ricerca e per rendere meno fragili i sistemi di sanità pubblica sono giustificati, ma la pianificazione centralizzata, molto probabilmente, non è il modo per affrontare la questione. Basta guardare la Corea del Sud», dove il governo è un committente (ma non un gestore) della ricerca privata. Il problema è che le spese intraprese dai governi negli ultimi mesi non sembrano andare nella direzione del rafforzamento dei sistemi sanitari: si pensi anche al nostro PNRR, nel quale la sanità è un elemento assolutamente residuale.

Per McCloskey, è un campanello d’allarme. La pandemia diventa una scusa per una spesa pubblica crescente e senza vincoli. Le vere motivazioni affondano non nelle contingenze, bensì nel mondo delle idee. Nei mesi scorsi, abbiamo deciso che era opportuno celebrare «il ritorno dello Stato» e ci siamo convinti di avere bisogno di più spese e investimenti. È una tendenza incominciata da prima di quel che si creda, nelle pieghe della discussione sul virus e le sue conseguenze.

La metafora bellica, l’idea che quella al Covid-19 sia una battaglia da vincere «costi quel che costi», ha fatto male al dibattito pubblico, secondo McCloskey. «La gente deve prendere in considerazione i trade-off, i compromessi tra i diversi fattori in gioco. Per i paesi molto poveri, anche per quelli che crescono rapidamente come l’India, il trade-off è tale che chiudere l’economia comporta costi altissimi e danneggia la gente, portandola vicina alla fame».

Per un Paese ricco, la valutazione è diversa anche se l’ipotesi di nuove chiusure mette a rischio quel poco e quel tanto di rimbalzo che si è avuto nell’anno post-Covid. «Molti anni fa, l’economista e storico Robert Higgs ha osservato che nel corso del XX secolo le diverse guerre e i numerosi equivalenti della guerra proclamati di volta in volta, come le campagne contro la droga o i virus, hanno regolarmente condotto all’espansione permanente dei poteri dello Stato».

Ma la causa dell’espansione dei pubblici poteri, ammonisce McCloskey, non risiede nell’emergenza in sé (nelle guerre, per esempio) ma nelle idee che dominano il ceto politico. «Viktor Orbán sta usando il coronavirus nello stesso modo in cui qualche hanno fa ha sfruttato l’immigrazione dalla Siria». La storia c’insegna che «le pestilenze arrivano, ma le persone si adattano alle epidemie e alle guerre. E tuttavia, da pestilenze e guerre nasce il potere». La globalizzazione non è andata troppo oltre? Non è venuto il momento di accorciare le catene di fornitura? «L’idea che le filiere produttive debbano essere accorciate è debole. Le filiere produttive sono lunghe, ma c’è più di un modo per tutelarsi contro la loro interruzione e accorciare non necessariamente le rende più efficienti. Verranno rafforzate per l’iniziativa degli imprenditori, non per le esortazioni di politici e analisti».

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Dopo Google, anche Facebook firma un accordo che apre la strada alla remunerazione di una parte del...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Se lavori, niente assegno di invalidità. Lo dice l’Inps nel messaggio 3495 del 14 ottobre scorso...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ripensare, allungare, integrare Quota 102-104, eredi di Quota 100, per anticipare la pensione: tutt...

Oggi sulla stampa