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Più spazio alla negoziazione L’avvocato farà l’istruttoria

Una negoziazione assistita più forte, all’interno della quale gli avvocati potranno acquisire prove prima che inizi il giudizio ma utilizzabili anche in tribunale e una mediazione depotenziata. È così che il progetto di riforma messo a punto dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (M5S) prova a ridurre i tempi dei processi civili: negli ultimi anni, la durata delle cause contenziose in tribunale è rimasta la stessa, circa 400 giorni; e per portare a termine un procedimento con il rito ordinario in primo grado sono ancora necessari 660 giorni. Tanto che l’Italia continua a restare in cima alle classifiche europee sui processi-lumaca.

Oltre a intervenire sulle procedure stragiudiziali, il “fronte civile” della riforma che Bonafede intende portare in Consiglio dei ministri nei prossimi giorni, rivisita anche tempi e rito per le cause di competenza del giudice unico, cancella il filtro in appello e spinge sulla digitalizzazione (si veda Il Sole 24 Ore del 12 luglio). Trattandosi di un disegno di legge delega, dopo l’approvazione del Parlamento, spetterà al Governo varare i decreti legislativi di attuazione.

La negoziazione assistita

Il progetto di riforma prova a rafforzare la negoziazione assistita dagli avvocati, mentre toglie pezzi alla mediazione seguita dagli organismi di conciliazione. Quest’ultima, infatti, non sarà più obbligatoria nel contenzioso sui contratti bancari, finanziari e assicurativi, né in materia di colpa medica e sanitaria: un “pacchetto” di liti che lo scorso anno ha rappresentato circa un terzo del totale finito sui tavoli dei mediatori.

La negoziazione, invece, viene estesa alle controversie di lavoro (anche se non diventa condizione di procedibilità), mentre si cancella il ricorso obbligatorio a questa procedura nelle controversie per i danni da circolazione stradale: un ambito, quest’ultimo, in cui si era rivelata del tutto inefficace. Ma in generale, finora, al di là dell’ambito familiare (separazione e divorzi), la negoziazione assistita ha avuto un’applicazione molto limitata. «La riforma è un’occasione per rilanciarne l’utilizzo – dice Andrea Pasqualin, membro del Consiglio nazionale forense (Cnf) e coordinatore della commissione che si occupa del processo civile – ma la procedura va semplificata e a questo scopo è molto importante che al Cnf sia stato affidato il compito di mettere a punto i modelli di convenzione preventiva».

Debutterà l’avvocato-istruttore

La novità più importante riguarda l’introduzione, nell’ambito della procedura di negoziazione, della possibilità per gli avvocati di svolgere attività istruttoria (denominata «attività istruttoria stragiudiziale») : vale a dire la chance di acquisire dichiarazioni di terzi su fatti rilevanti e di chiedere alla controparte di dichiarare in forma scritta la verità di fatti a essa sfavorevoli e favorevoli al richiedente, per ottenere una «confessione stragiudiziale». Le prove potranno poi essere utilizzate nel corso del giudizio. Si tratta di una sorta di “privatizzazione” dell’istruttoria: tanto più che il meccanismo viene rafforzato con sanzioni penali per chi rende dichiarazioni false, conseguenze processuali per le parti che si sottraggono all’interrogatorio e anche con l’aumento del compenso dell’avvocato di almeno il 30%, a meno che il giudice non rilevi il carattere abusivo o la manifesta inutilità dell’istruzione preventiva. «Si tratta di un’ipotesi sperimentale – dice Antonio de Notaristefani, presidente dell’Unione delle Camere civili – proposta dal ministero, che ci trova d’accordo e che, se funzionerà, potrebbe ridurre i tempi del processo. L’acquisizione delle prove è senza dubbio un’attività delicata ma non vedo pericoli perché dovranno partecipare tutti gli avvocati e il giudice conserverà il potere di ripetere l’istruzione».

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