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Più spazio al rito sommario

MILANO
Davanti al giudice unico, processo sempre in forma semplificata. Con le regole dell’attuale procedimento sommario di cognizione. Spazio poi al giudice unico anche in appello. Introduzione del tribunale della famiglia. Incentivi agli uffici giudiziari che riescono a smaltire l’arretrato più datato. E nel diritto del lavoro, cancellazione del rito Fornero e previsione della negoziazione assistita. Sono questi gli elementi chiave del disegno di legge delega messo a punto dalla commissione Giustizia della Camera.
L’esame degli emendamenti, annuncia la presidente Donatella Ferranti (Pd), si è ormai concluso e, dopo i pareri delle commissioni interessate, tra cui la Bilancio, potrà approdare in Aula. Ferranti sottolinea anche che il provvedimento è stato assai arricchito rispetto alla versione elaborata dalla commissione Berruti e poi approvata dal Consiglio dei ministri. L’obiettivo, spiega la presidente, è di avere un sistema processuale più efficiente senza comprimere il principio del contraddittorio.
Nel dettaglio, si prevede l’allargamento obbligatorio del procedimento sommario (ribattezzato rito semplificato di cognizione) a tutte le cause in cui il tribunale giudica in composizione monocratica, con esclusione delle controversie attualmente assoggettate al rito del lavoro. Al giudice viene affidata, nel rispetto del principio del contraddittorio, la facoltà di fissare termini perentori per la precisazione o modificazione delle domande, delle eccezioni e delle conclusioni, per l’indicazione dei mezzi di prova diretta e contraria e per le produzioni documentali, escludendo il potere del giudice di disporre il passaggio al rito ordinario.
Per quanto riguarda l’appello, il disegno di legge prevede l’individuazione delle materie nelle quali la decisione è affidata al giudice unico, tenuto conto della ridotta complessità giuridica e della limitata rilevanza economico sociale della causa. Il filtro in appello dovrà poi riguardare anche i casi in cui il giudizio di secondo grado è proposto contro un provvedimento che definisce un procedimento sommario di cognizione.
Si punta poi a valorizzare l’istituto della proposta di conciliazione da parte del giudice, prevedendo che la mancata presenza delle parti e il rifiuto, senza un motivo giustificato, della proposta di transazione da parte dell’autorità giudiziaria rappresentano un comportamento da valutare al momento di decidere la controversia e a titolo di responsabilità aggravata. Su quest’ultima forma di responsabilità, poi, la delega prevede che, nella determinazione della somma cui va condannata la parte soccombente che ha agito o resistito in giudizio con malafede, l’importo della somma da liquidare alla controparte deve essere determinato tra il doppio e il quintuplo delle spese legali.
Al di fuori della responsabilità aggravata, è stabilita poi una sanzione al pagamento alla cassa delle ammende di una somma tra il doppio e il quintuplo del contributo unificato dovuto quando il giudice si pronuncia sulle spese.
Per dare più sprint al programma di smaltimento dell’arretrato civile più risalente nel tempo, si stabilisce che gli incentivi stabiliti dal decreto legge con la manovra 2011 (decreto legge n. 98) per gli uffici giudiziari virtuosi dovranno essere ripartiti in questo modo: 40% agli uffici in cui non sono più pendenti procedimenti civili ultradecennali alla data del 31 dicembre dell’anno precedente; 35% agli uffici in cui i procedimenti ultratriennali per il primo grado o ultrabiennali per il grado d’appello sono inferiori al 20% di tutti quelli pendenti alla data del 31 dicembre dell’anno precedente; 25% agli uffici che hanno ottenuto la riduzione del 10% della pendenza nell’ultimo anno solare. Dai calcoli sono esclusi gli affari sulle tutele, le curatele e le amministrazioni di sostegno i cui soggetti interessati sono ancora in vita.

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