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Più spazio al bonus investimenti

Sono ancora molti i dubbi che gli operatori devono risolvere per applicare correttamente la disciplina del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi (Guidi-Padoan).
Le principali problematiche ancora in attesa di chiarimenti ufficiali – integrativi della circolare 5/E/2015 – riguardano l’ambito soggettivo, i beni agevolabili, il criterio di imputazione degli investimenti, la revoca dell’agevolazione, il mancato utilizzo in compensazione del credito e la sua omessa indicazione in Unico. Alcune questioni sono state affrontate da Confindustria nella circolare del 17 ottobre 2014 e dall’Assonime nella circolare 9 del 2 aprile scorso. Sulle altre questioni aperte si possono comunque ipotizzare alcune soluzioni, tanto più importanti ora che il Pnr prevede di estendere il bonus fino al 31 dicembre 2015 e agli investimenti in hardwaresoftware e tecnologie digitali.
Società di comodo. Si ritiene che le società di comodo, comprese quelle in perdita sistematica, possano fruire del beneficio in esame, analogamente a quanto avvenuto in occasione della Tremonti-ter. Queste società, poi, dovranno aumentare il reddito imponibile – da confrontare con quello presunto – anche dell’importo del credito d’imposta, in quanto lo stesso non concorre, per espressa previsione normativa, a formare il reddito d’impresa.
Società in liquidazione e procedure concorsuali. Per quanto riguarda le società in liquidazione, nel comma 2 dell’articolo 18 del Dl 91/2014 si fa riferimento ai soggetti «in attività» e l’accesso all’agevolazione dovrebbe essere, quindi, consentito soltanto nei casi in cui sia previsto l’esercizio provvisorio dell’attività ordinaria dell’impresa. Tale principio dovrebbe estendersi alle procedure concorsuali e a quella di amministrazione delle grandi imprese in crisi.
Affitto e usufrutto d’azienda. In caso di affitto o usufrutto di azienda dovrebbe fruire del beneficio il soggetto sul quale incombe contrattualmente l’onere del mantenimento dell’efficienza dei beni strumentali e della loro eventuale sostituzione: cioè l’affittuario o usufruttuario, tranne i casi in cui le le parti derogano al Codice civile.
Minimi e forfettari. Possono fruire del bonus anche le imprese che adottano nel 2014 e nel 2015 il regime dei “minimi” e quelle che si avvalgono nel 2015 del regime forfettario, avendo l’Agenzia affermato che l’incentivo spetta indipendentemente dal regime contabile adottato.
Pezzi di ricambio. L’Assonime ha ritenuto che rientrino nel bonus anche i materiali di ricambio, perché sono tecnicamente qualificabili «come beni lato sensu strumentali anche se destinati a funzionare insieme ad altri» e utilizzabili in modo durevole. La conclusione appare condivisibile, anche perché tra le condizioni per la fruibilità dell’agevolazione non è stata prevista l’entrata in funzione dei beni durante il periodo di vigenza del bonus.
Appalti e Sal. Con riguardo agli appalti, l’Agenzia aveva affermato, nella circolare 44/E del 2009, che l’investimento si considera realizzato alla data di accettazione senza riserve dell’opera da parte del committente. Mentre se sono previsti – anche dopo la stipula del contratto – stati di avanzamento dei lavori, assumono rilevanza gli importi liquidati in via definitiva in base all’articolo 1666 del Codice civile.
L’Assonime ha ritenuto che tale scelta sia applicabile anche all’attuale agevolazione ma non appaia condivisibile, perché si finirebbe «per ricomprendere o, viceversa, per escludere (…) gli investimenti in modo del tutto casuale, arbitrario ed irrazionale, in ragione della data finale di collaudo». L’accettazione parziale dell’opera dovrebbe, comunque, assumere rilevanza anche se in occasione del collaudo finale emergono vizi, diversi da quelli riferibili ai Sal approvati, tali da compromettere l’accettabilità dell’intera opera.

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