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Più soldi a ospedali e imprese. Aiuti a dipendenti e autonomi

ROMA Più soldi per sanità e protezione civile; molti più sostegni ai lavoratori e alle imprese e alle famiglie. Il governo chiederà al Parlamento un’autorizzazione ad aumentare il deficit ben maggiore di quella annunciata solo pochi giorni fa (lo 0,3% del Pil, 6,3 miliardi di euro). Si potrebbe arrivare a una richiesta più che doppia, per spingere il deficit fino al 2,9-3% del Pil. Se il governo chiedesse davvero il massimo consentito per non oltrepassare il tetto del 3% previsto dalle regole europee, potrebbe disporre di un bacino di circa 13 miliardi e mezzo in termini di indebitamento netto che si tradurrebbe in pratica in più di 17 miliardi per finanziare gli interventi. La decisione verrà presa oggi, ma si va in questa direzione, in linea con l’allargamento a tutta Italia della «zona di sicurezza». «Stiamo ragionando — ha detto ieri sera il premier, Giuseppe Conte — di precostituirci una richiesta di deficit più elevata». E quindi anche il decreto legge che si sta mettendo a punto andrà ben oltre i 7,5 miliardi annunciati nei giorni scorsi. Si parla già di 10 miliardi. Decreto al quale poi ne seguirebbero altri, secondo l’evolversi della situazione, attingendo al bacino di deficit autorizzato.

Il governo dovrebbe approvare oggi la nuova risoluzione con la quale chiedere l’autorizzazione ad aumentare il deficit, che sarà approvata domani dal Parlamento. Sempre domani o giovedì il Consiglio dei ministri varerà il decreto legge con misure di sostegno all’economia valide su tutto il territorio nazionale. Il provvedimento riguarderà quattro aree di intervento. 1) Finanziamenti aggiuntivi a sanità, protezione civile e forze dell’ordine (forniture, strutture, macchinari, personale). Qui l’ipotesi minima prevede stanziamenti di un paio di miliardi. 2) Ammortizzatori straordinari per sostenere il reddito dei lavoratori. Si interverrà con la cassa integrazione in deroga per tutte le aziende che non hanno accesso agli ammortizzatori ordinari, anche se hanno un solo dipendente. Per le imprese con più di 5 dipendenti e fino a 15 interverrà il Fondo di integrazione salariale. Entrambi questi sostegni al reddito scatteranno per le aziende che hanno dovuto sospendere o ridurre l’attività e avranno una durata di almeno 2-3 mesi. Si studiano interventi ad hoc per i lavoratori stagionali. Per questo capitolo la base di partenza è di 2,5-3 miliardi. 3) Interventi per le imprese e i settori più colpiti (turismo e ristorazione, trasporti). Per questi ultimi, spiega il viceministro dell’Economia, Antonio Misiani, è allo studio una «esenzione-moratoria di tasse e contributi». Per le piccole e medie imprese verrà incrementato il fondo di garanzia per l’accesso e la ristrutturazione del credito. Per autonomi e professionisti potrebbero esserci indennizzi diretti o indiretti sotto forma di sospensione dei contributi. Anche qui la base di partenza degli stanziamenti è nell’ordine di tre miliardi. 4) Sostegni ai genitori (vedi i riquadri in pagina) che, pur non essendo costretti a stare a casa per mancanza di lavoro, lo sono per accudire i figli a causa della chiusura delle scuole. Ci saranno 12 giorni di congedo utilizzabile da uno dei genitori con bambini fino a 12 anni di età. In alternativa queste famiglie potranno usufruire di un voucher da 600 euro per pagare la baby sitter. Misiani ha parlato anche dell’ipotesi di uno stop alle rate dei mutui prima casa per 18 mesi.

Un dipendente

Possibili tutele del reddito anche per le aziende con un solo dipendente

Mutui

Misiani: allo studio la sospensione per 18 mesi delle rate dei mutui prima casa

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