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«Più sanzioni contro l’uso improprio dei dati»

La Commissione europea sta mettendo sotto pressione le autorità americane per rafforzare l’accordo bilaterale (noto in inglese come Privacy Shield) che deve permettere la protezione dei dati europei trasferiti negli Stati Uniti. L’iniziativa, presa questa settimana dalla commissaria alla giustizia Vera Jourová, giunge sulla scia dello scandalo Facebook, accusata di avere permesso l’uso di informazioni sui suoi utenti da parte di una società di marketing politico, Cambridge Analytica.
«Il rafforzamento del Privacy Shield è stato tra i temi affrontati con il segretario al commercio Wilbur Ross», ha detto la signora Jourova ieri pomeriggio qui a Bruxelles incontrando un gruppo di giornalisti europei. «Tra le altre cose vogliamo che il Senato nomini il previsto Ombudsman che deve rispondere alle lamentele europee nel caso di dubbi sull’applicazione dell’intesa bilaterale. Le autorità americane si sono impegnati sulla scadenza di fine maggio» (si veda Il Sole/24 Ore del 3 febbraio 2016).
La presa di posizione giunge mentre lo scandalo Facebook-Cambridge Analytica sta provocando scalpore in Europa e negli Stati Uniti. La società inglese è accusata di avere utilizzato senza il necessario consenso dati Facebook per influenzare una serie di test elettorali, in particolare negli Stati Uniti. La società fondata da Mark Zuckerberg ha essa stessa sottoscritto il Privacy Shield, che vale per il trasferimento di dati sui due lati dell’Atlantico per ragioni commerciali.
Attualmente in Europa la legislazione in materia è prevalentemente nazionale. «Nel caso Facebook-Cambridge Analytica, se fosse confermata la violazione della legge, varrebbero le regole britanniche che prevedono una sanzione di un massimo di 500mila sterline», ha detto la signora Jourová. Il destino vuole che proprio tra due mesi, il 25 maggio, entrerà in vigore nell’Unione europea un nuovo regolamento che rafforza la protezione dei dati personali nei 28 paesi membri.
Il nuovo regolamento offre all’Unione europea regole comuni, diritti più incisivi in mano ai cittadini, una protezione maggiore contro i casi di frode e di violazione delle norme, e soprattutto sanzioni con maggiore mordente. «Tutte le autorità di protezione dei dati personali avranno il potere di imporre multe pari a 20 milioni di euro o, nel caso di società, fino al 4% del fatturato annuo», spiega la Commissione europea, in un documento in cui riassume la portata del testo legislativo.
Ieri la signora Jourová ha messo l’accento sul potere «deterrente» del nuovo provvedimento legislativo. Pur essendo un regolamento, per sua natura direttamente applicabile nei paesi membri, questo testo legislativo richiede adattamenti a livello nazionale. Attualmente, solo tre paesi hanno ultimato la trafila – la Slovacchia, l’Austria e la Germania. «A rischio è l’applicazione pratica del regolamento nel caso di un mancato adattamento», dice la signora Jourová.
In particolare, il nuovo regolamento – che sostituisce una direttiva di venti anni fa – impone alle società di chiedere un consenso informato e consapevole all’uso dei dati personali. Il provvedimento crea poi un nuovo organismo comunitario, il Consiglio europeo per la protezione dei dati, che raggrupperà i rappresentanti delle autorità nazionali. Nonostante una legislazione a livello comunitario, l’assetto rimane confederale, più che federale.
La commissaria, di nazionalità ceca, si è detta «inorridita» dalla vicenda Facebook-Cambridge Analytica, ricordando come nel suo paese, ai tempi del comunismo, le persone subissero « il lavaggio del cervello». Ha parlato della potenziale «minaccia alla democrazia», mettendo «a rischio la libera scelta elettorale dei singoli cittadini». La signora Jourova ha anticipato che intende scrivere a Facebook per chiedere il pieno rispetto delle regole europee e rassicurazioni sulla responsabilità sociale dell’azienda.

Beda Romano

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