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Più riserve nelle srl semplificate

Anche nelle srl semplificate sarà necessario accantonare la riserva rafforzata. Tutti gli studi associati possono essere trasformati in società fra professionisti. Nei trasferimenti di società di persone, in Italia il notaio dovrà rifiutare di ricevere atti contrari alla legge italiana, mentre nelle società di capitali pur potendo riceverli dovrà astenersi dal depositarli prima che lo stesso venga corretto. Sono alcuni dei 15 nuovi orientamenti 2014 redatti dal Comitato Triveneto dei notai in materia di atti societari, che saranno presentai oggi a Mogliano Veneto.

Riserve rafforzate nelle srl semplificate. Di estremo rilievo, ai fini pratici, appare la norma R.A.6 in merito alla riserva legale rafforzata o di accumulo nelle srl semplificate, riserva che non è espressamente prevista nell’art. 2463-bis c.c. relativo a detta tipologia societaria.

Tale assenza è stata interpretata da parte di qualificata dottrina come una specifica volontà del legislatore di consentire, da un lato una maggiore distribuzione di utili nella società fin dalla sua nascita e, dall’altro, per rendere più agevole la liquidazione dei soci recedenti (che non potrebbero vedersi distribuita una riserva rafforzata) i quali, va ricordato, in questa società di durata indeterminata, godono del diritto all’exit ad nutum.

Di diverso avviso appare tuttavia il notariato del Triveneto, che, attraverso la Massima in commento assume una posizione prudenziale in linea, peraltro, con quella del Consiglio nazionale del notariato (rubricato «Le nuove srl, Studio 892-2013/I» del 14 novembre).

Secondo i notai delle Tre Venezie, infatti, anche le srl semplificate, fino a che il capitale più le riserve non raggiungano i 10 mila euro, sono tenute a destinare a riserva legale almeno 1/5 degli utili netti di esercizio, dopo di che si applicheranno le regole ordinarie (accumulo a riserva legale di 1/20 degli utili).

Tale interpretazione, peraltro, evita specifiche responsabilità ai manager, ex art. 2627 c.c., che, ricordiamo punisce con l’arresto fino a un anno gli amministratori che ripartiscano riserve che per legge non possano esser distribuite.

 

Trasferimento della sede di società estera in Italia. Ben tre massime (E.C.1, E.C.2 ed E.C. 3) sono dedicate al trasferimento della sede di società estera con mutamento della lex societas.

La prima massima e la parte iniziale della seconda, appaiono sostanzialmente confermare quando già affermato dalla massima n. 9 approvata dall’Osservatorio sulla riforma del diritto societario di Milano e dalla massima n. 84 del notariato Ambrosiano.

In sintesi viene ribadita l’ammissibilità del trasferimento in Italia della sede legale della società di capitali estera con conseguente assoggettamento dell’ente all’ordinamento giuridico italiano.

Il notaio dovrà accogliere il deposito ex art. 106 della legge notarile di una copia autentica dell’atto estero di trasferimento della sede in Italia, debitamente tradotta e asseverata, e ciò anche qualora l’atto risulti «viziato». Dopo aver provveduto a un controllo di legalità, il notaio depositario potrà provvedere all’iscrizione nel registro delle imprese. Tale controllo (mass. E. C. 2) sarà finalizzato a verificare che la società estera, assumendo la forma della società italiana abbia tutti i requisiti essenziali richiesti dalla normativa interna per il tipo societario adottato.

Ovviamente in caso di assenza di detti requisiti, il notaio non potrà procedere all’iscrizione e dovrà comunicare il fatto agli amministratori (ex art. 2436, comma 3) i quali potranno chiedere all’assemblea di modificare l’atto costitutivo alle disposizioni inderogabili della legge italiana (ex art. 25, comma 3, legge 218/95).

Più interessante appare la parte finale della massima in commento ove si prendono a riferimento le società di persone.

Per queste, si ritiene che il notaio, a differenza di quanto previsto per le società di capitali, dovrà rifiutarsi di ricevere il deposito dell’atto di trasferimento della società straniera in Italia.

Ciò in quanto, per le società personali il controllo di legalità avviene ex ante e l’iscrizione al registro delle imprese, ai sensi dell’art. 2296 c.c. potrà avvenire anche su semplice richiesta degli amministratori o dei soci.

Infine (Mass. E.C.3), fra le verifiche richieste al notaio per poter iscrivere nel RI italiano una società proveniente dall’estero in società di capitali italiana, occorrerà verificare l’effettività del capitale sociale, a meno che la società non provenga da uno stato estero che abbia recepito le direttive Ue in tema di formazione e verifica del capitale (stima dei conferimenti).

 

Modifiche atto costitutivo. Le massime I.G.33 (spa) e la analoga I.G. 48 per le srl sono dedicate agli aumenti di capitale gratuiti e si contraddistinguono per due interessanti posizioni.

La prima riguarda la possibilità di evitare la redazione, da parte del cda, di una situazione patrimoniale aggiornata in prossimità dell’aumento essendo sufficiente che gli amministratori attestino che dall’approvazione del bilancio non siano intervenuti elementi di rilievo.

Tuttavia, ed è questo il secondo chiarimento, qualora per l’aumento in commento si volessero utilizzare riserve (disponibili) formatesi successivamente all’approvazione dell’ultimo bilancio sarà necessario per gli amministratori, predisporre detta situazione aggiornata e farla approvare dall’assemblea.

In questi casi, poi, nelle massime si prevede che per l’aumento possano essere utilizzate solo riserve definitivamente acquisite nel patrimonio della società (es. riserva versamento soci in conto aumento di capitale o riserva sovrapprezzo azioni) ma non quelle poste che diventano riserve solo a seguito della chiusura dell’esercizio (es. utili di periodo), che di fatto non possono considerarsi all’epoca dell’aumento riserve disponibili (art. 2433-bis, comma 4).

 

Trasformazione eterogenea di associazioni fra professionisti in società. Con l’introduzione, nel nostro ordinamento, della società fra professionisti (legge 183/2011 integrata dalla legge 27/2012 e regolamentata dal dm 34/2013), può sussiste la necessità di trasformare gli attuali studi associati in una nuova Stp.

A detto tema è dedicata la Massima K.A. 9 nella quale si evidenzia che, data l’ammissibilità di trasformare anche associazioni prive di personalità giuridica in società personali o di capitali (questione oggetto della massima K.A. 28 del 2008) deve ritenersi ammissibile, in quanto contratti meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico (ex art. 1322 c.c.) anche la trasformazione di associazione professionale in società fra professionisti.

Il notariato non prende invece posizione i merito alla natura degli studi associati. Nella massima a riguardo ci si limita a evidenziare che:

1) se si intende ritenere allo studio associato la natura di associazioni o comunque centri autonomi di imputazione di rapporti giuridici saremo di fronte a una trasformazione eterogenea;

2) di contro se si ritiene che le associazioni professionali abbiano natura di società semplice saremo di fronte a una trasformazione progressiva omogenea. In questi casi qualora la società di «approdo» continuasse a essere una società semplice, non saremmo di fronte a una trasformazione ma a una mera modifica dei patti sociali.

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