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Più rischi con regole flessibili

Una regolazione prudenziale più flessibile a livello nazionale e più accondiscendente con una discrezionalità caso per caso, ha portato all’assunzione di maggiori rischi da parte delle banche e ne ha ridotta la resilienza agli shock, rendendo poi necessario il loro salvataggio con denaro pubblico. È andata così, nel sistema bancario europeo, nel periodo 2005-2007 prima della Grande Crisi finanziaria: a rilevarlo è uno studio pubblicato dalla Bce sul bollettino di ricerca n. 58.

Il paper mette a confronto l’implementazione in 15 Stati europei delle vecchie direttive Ue sui capital requirements, ricostruendo oltre 150 casi di opzioni e applicazioni discezionali. Nella ricerca emergono due indicatori e dunque due indici che mettono a confronto i vari Paesi in base a due criteri: l’introduzione di leggi e regole da parte del legislatore-regolatore uguali per tutte le banche del Paese di riferimento e contenenti un grado di flessibilità e dunque di allentamento rispetto alle direttive di riferimento; la discrezionalità utilizzata dal supervisore nazionale verso una singola banca, alla quale sono stati concessi requisiti prudenziali più favorevoli, in cambio spesso di atteggiamenti più virtuosi in altri ambiti. Tra le opzioni prese in esame, e sempre risalenti al periodo pre-crisi, c’è per esempio quella del numero dei giorni necessari per definire un prestito incagliato; oppure la ponderazione del rischio nelle posizioni interbancarie, o l’assegnazione di ponderazione zero per le garanzie accordate da governi o entità pubbliche.

In entrambi i due indici, l’Italia risulta tra i Paesi più virtuosi e cioè è contrassegnata da un’applicazione delle regole europee e dall’uso di discrezionalità caso per caso con flessibilità inferiore rispetto alla media: e in effetti, le banche italiane durante la Grande Crisi non hanno avuto necessità di supporto e aiuto finanziario da parte dello Stato come è avvenuto invece in molti altri Paesi europei.

Il paper non riflette le opinioni della Bce ma dei suoi autori Angela Maddaloni (Adviser, Directorate General Research, Financial Research Division della Bce) e Alessandro Scopelliti (economista, Directorate General Monetary Policy, Monetary Analysis Division alla Bce e Research Fellow all’Università di Zurigo): i due ricercatori giungono alla conclusione che la maggiore flessibilità e discrezionalità nell’applicazione delle regole prudenziali porta le banche ad assumere maggiori rischi e le rende meno resilienti agli shock. Per questo, volendo trarre dalla ricerca un’indicazione per il futuro, l’armonizzazione delle regole prudenziali a livello europeo e l’Unione bancaria sono fortemente necessari per rendere le banche più resilienti.

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