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Più punti vendita per la grande distribuzione

La crisi non frena la nascita di nuovi punti vendita nella grande distribuzione. È quanto emerge dalla lettura dei dati di Symphony Iri Group e dai numeri forniti da grandi nomi della Gdo italiana. Il quadro del settore, comunque, è tutt’altro che statico e rileva trend piuttosto decisi.
«Lo scenario attuale – spiega Angelo Massaro, general manager di Symphony Iri Group – vede gli ipermercati in continua crescita a livello di numeri, ma con strutture mediamente più piccole, mentre i supermercati aumentano di poche unità, grazie a un effetto di sostituzione fra punti vendita che chiudono (mediamente più piccoli) e negozi più grandi che aprono». I diversi canali, dunque, mostrano tendenze diverse: i più grandi crescono grazie alla forza che deriva dalla dimensione, ma tendono a ridimensionare gli spazi, mentre i medi tendono ad allargarsi rinunciando alle superfici più piccole.
«I formati vincenti – conclude Massaro – sono superstore, drugstore e discount che stanno investendo nell’offerta da proporre ai propri clienti. Questi due ultimi formati distributivi stanno anche registrando un incremento del numero dei punti vendita».
Ma se una selezione dei negozi è naturale in un momento di crisi, come si spiega un aumento di punti vendita in quasi tutti i canali? «Non va dimenticato – spiega Maniele Tasca, direttore generale di Selex – che gli investimenti in punti vendita sono il risultato di una pianificazione che arriva da lontano. I tempi per aprire un negozio, infatti, sono lunghi. Se la crisi non ha dunque condizionato l’apertura di nuove superfici, ne ha certamente condizionato la dimensione. Selex, per esempio, continuerà a investire ma dove prima apriva spazi da 2.500-3mila metri quadri, oggi apre con superfici di 1.500-2mila; questo perché i clienti cercano una spesa veloce e comoda, con negozi facilmente percorribili ma con un vasto assortimento». Assortimento che nel tempo ha avuto una grande evoluzione anche nelle superfici di media dimensione: vent’anni fa, infatti negozi da 1.500 mq non prevedevano i reparti gastronomia, macelleria, pescheria, oggi spesso presenti grazie alle ristrutturazioni dei vecchi negozi.
Dunque nuovi punti di vendita ma anche razionalizzazione degli spazi e cambiamenti di insegna. «Conad – spiega il direttore generale Francesco Pugliese – assieme alle cooperative socie sta portando avanti un corposo piano di sviluppo fatto di acquisizioni ma anche di nuove aperture. L’obiettivo primario è crescere ulteriormente, per diventare leader di mercato. Il nostro impegno prioritario è aggredire la congiuntura economica promuovendo sviluppo e innovazione e creando nuova occupazione soprattutto per i giovani, sui quali investiamo risorse economiche, professionalità e progetti di nuova imprenditoria cooperativa». Progetti evidenti nei numeri che, a luglio di quest’anno, vedono già 107 nuovi punti di vendita.
Crescita anche per Coop. Il gigante della cooperazione ha un piano triennale di sviluppo che si concretizzerà in 52 nuovi negozi (24 da aprire quest’anno) per 400 milioni di euro di investimenti. «In un periodo di forti difficoltà economiche – spiega Francesco Cecere, direttore marketing e controllo direzionale Coop Italia – con pesanti ricadute sulla distribuzione, in cui si assiste a chiusure di negozi e parziali abbandoni da parte di operatori internazionali, Coop conferma i suoi piani di investimento in Italia con lo scopo di consolidare la propria presenza sull’intero territorio nazionale e il rapporto con gli oltre 7,7 milioni di soci. Così facendo – aggiunge Cecere – mantiene stabile e anzi accresce la propria base occupazionale anche in aree del Paese sempre meno redditizie e di conseguenza scarsamente presidiate dalla Gdo come il Mezzogiorno d’Italia».
Occupazione in crescita, infine, anche nei negozi Esselunga. Grazie al nuovo punto di vendita di Torino e ai tre ammodernamenti di vecchie superfici, infatti, la catena di Caprotti quest’anno vedrà un aumento di 350 addetti.

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