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«Più poteri a Bce per la Vigilanza»

Danièle Nouy, la presidente del Consiglio europeo di sorveglianza bancaria (noto con l’acronimo inglese Ssm), ha dato ieri qui a Bruxelles un giudizio in chiaroscuro delle proposte della Commissione europea relative ai nuovi requisiti patrimoniali delle banche. Parlando dinanzi al Parlamento europeo ha messo l’accento sulla necessità di maggiore armonizzazione delle regole prudenziali, e di garantire sufficiente flessibilità alle autorità di vigilanza creditizia.
«È indispensabile assicurare che i supervisori abbiano tutti gli strumenti e i poteri necessari, il giusto grado di flessibilità per svolgere il loro lavoro e agire rapidamente quando è necessario», ha detto la signora Nouy. In novembre, la Commissione europea ha presentato un pacchetto di misure che tra le altre cose contiene requisiti patrimoniali più sensibili al rischio e l’adozione di di livelli minimi di capitale per le banche sistemiche (si veda Il Sole 24 Ore del 24 novembre 2016).
Nella sua audizione parlamentare, la signora Nouy ha messo l’accento su una serie di aspetti da migliorare. Tra questi emerge la necessità di armonizzare alcuni strumenti di vigilanza. La banchiera centrale è anche dell’opinione che l’Europa può divergere se necessario dagli standard internazionali, ma assicurandosi di non «compromettere la comparabilità delle banche». La signora Nouy, poi, è contraria all’ipotesi di ridurre la frequenza di pubblicazione dei risultati delle banche più piccole.
Più in generale, la presidente del Consiglio europeo di sorveglianza bancaria è convinta che gli strumenti a disposizione non siano sufficienti per evitare l’emergere di sofferenze creditizie. Proprio i crediti inesigibili sono in questa fase la grande preoccupazione dell’establishment comunitario. Secondo i dati della presidenza maltese dell’Unione, le sofferenze sono pari a circa 1.000 miliardi di euro, vale a dire il 7,0% del prodotto interno lordo dell’Unione.
Dal canto suo, anche Andrea Enria, il presidente dell’Autorità bancaria europea (nota con l’acronimo inglese Eba), si è detto favorevole alle proposte della Commissione in campo bancario. «Se tali proposte saranno mantenute – ha precisato il banchiere centrale durante l’audizione parlamentare -, sarebbe importante introdurre dei mandati all’Eba per monitorarne gli effetti e assicurare una coerente e rigorosa applicazione delle esenzioni previste».
La signora Nouy si è anche espressa sulla proposta dell’Eba che ha illustrato di recente l’idea di creare un veicolo europeo nel quale riversare i crediti in sofferenza di tutte le banche dell’Unione in modo da gestire il problema a livello comunitario, e non a livello nazionale. La banchiera centrale ha detto che la proposta ha “dei meriti” in quanto «non significa solidarietà nella condivisione delle perdite, ma solo l’aumento del potere negoziale di chi vende» le sofferenze.
Secondo la signora Nouy, c’è quindi «spazio per miglioramenti sostanziali» nelle proposte sul tavolo. L’idea dell’Eba non è stata accolta bene da alcuni paesi, tanto che si sta facendo strada l’ipotesi di singole società di gestione delle sofferenze a livello nazionale, create tuttavia seguendo linee-guida comunitarie (si veda Il Sole 24 Ore del 9 aprile 2017). Il timore di alcuni governi è di essere costretti a spendere soldi pubblici o privati per banche di altri paesi.

Beda Romano

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