Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Più Paperoni, ma non in Italia

di Lucilla Incorvati

Archiviata la grande crisi del 2008, anche il debito greco o la scarca crescita del Pil nel mondo occidentale non toccano il destino dello 0,2% della popolazione mondiale. Sono 11 milioni di individui, i super ricchi (persone con ricchezze finanziarie dal milione di dollari in su) che continuano a crescere. E la cosa è ancora più vera per un ulteriore ristretto gruppo, circa 100mila individui(lo 0,9%), gli ultra ricchi chi dispone in ricchezze finanziarie dai 30 milioni di dollari. Secondo l'ultimo rapporto annuale sulla ricchezza mondiale di Merrill Lynch e Capgemini, i paperoni nel 2010 sono aumentati dell'8,3% e la loro ricchezza finanziaria é cresciuta del 9,7% raggiungendo di 42.700 miliardi di dollari, sorpassando i livelli del 2007 (40.700 miliardi). In questa categoria si fanno largo gli eredi (under-45 e le donne) ma crescono ancor più gli ultra-ricchi, aumentati rispetto al 2009 del 10,2%, con un patrimonio in crescita dell'11,5%. In qualche caso, però, la ricchezza brilla meno. Accade in Italia dove il numero dei super ricchi nel 2010 è diminuito del 4,7% dopo l'accelerazione del 9,2% nel 2009. I 174mila super ricchi del 2009 sono diventati 170mila. Cosi il Bel Paese perde il 9°posto, superato dall'Australia (esposta alla crescita dei mercati emergenti e delle materie prime), e scivola al 10° nella classifica dei paesi per numero di super ricchi. Il fattore scatenante, a fronte di un recupero modesto del Pil e del risparmio nazionale (passato dal 17,6% del 2009 al 18,2% del 2010) è legato al calo di Piazza Affari. «Una performance negativa del 13,6% della nostra borsa ha agito da freno alla creazione di ricchezza nel 2010 – ha ricordato Stefano Guglielmetto, responsabile investimenti per l'Italia di Merrill Lynch W.M». Nel 2010 l'andamento di Piazza Affari si confronta a parità di valuta locale con un + 5,56% dell'Msc Asia, un -1,2% di Msci Brasile e + 13,18% di un Msci Usa. «L'andamento della borsa è preso come approssimazione per dare una valutazione del valore del patrimonio dei singoli super ricchi che non solo investono in azioni ma soprattutto in partecipazioni societarie». Secondo Guglielmetto, poi, un fattore strutturale di debolezza dell'Italia è la crescita asfittica dell'economia che, nel lungo periodo, frena l'accumulo di ricchezza. E in futuro un eventuale recupero del dollaro sull'euro non modifica di molto il quadro». Al contario con economie in salute e buone performance dei listini l'area Asia-Pacifico supera l'Europa per numero di super ricchi e patrimoni (+9,7% a 3,3 milioni di invididui e +12,1% pari a 10.800 miliardi di dollari). Nella graduatoria per la prima volta compare l'India (al 12° posto +21% sul 2009) ma le prime posizioni restano presidiate da Stati Uniti, Giappone e Germania. Insieme, questi tre paesi contano per il 53% della popolazione mondiale degli hnwi. Secondo il rapporto, i tassi di crescita dei "ricchi" raggiungono le due cifre, oltre che in India, solo in Cina (+12%, stabile al 4° posto), Canada (+12,3% ferma al 7°posto) e Australia (+11,1%). Per il 2011 e il 2012 la previsione è per una crescita economica che proseguirà a ritmo inferiore rispetto al 2010. Nel 2010 i super ricchi hanno investito di più in azioni (dal 29% del 2009 al 33%) e meno in prodotti monetari e immobili. Una tendenza che dovrebbe proseguire, fino a raggiungere il 38% nel 2012. Un'esposizione, questa, prossima a quella che hanno già i paperoni italiani: secondo i dati Aipb, chi ha ricchezze finanziarie dai 500mila euro in su (sono complessivamente 896 miliardi di euro) nel 2010 ha allocato in azioni dal 32 al 37,4% del suo portafoglio.

 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Quota 100 non è solo la misura pensionistica del governo Conte 1. È anche il numero di miliardi ch...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dieci giorni per tener fede agli accordi del 14 luglio. Se entro il 10 ottobre non si chiuderà la p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Bce potrebbe far cadere il suo tabù più grande: consentire all’inflazione di salire temporane...

Oggi sulla stampa