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Più pagamenti digitali e meno condoni per battere l’evasione

Il premier incaricato Mario Draghi ha rimesso al centro del campo della politica fiscale la lotta all’evasione. I tempi sembrano maturi: dopo l’anno terribile dell’epidemia, durante il quale il governo è stato costretto a bloccare accertamenti e verifiche, è necessario che il contrasto a chi non paga le tasse riprenda slancio. Tanto più che ogni anno gli evasori sottraggono alle casse dello Stato circa 100 miliardi di euro, la metà di quanto ci aspettiamo di ottenere dall’Europa con il Recovery Fund. Non è un’operazione impossibile: alcune misure, soprattutto nel campo del digitale e della tracciabilità, hanno dimostrato che si possono raggiungere i risultati attesi.
Quanto evadiamo?
La Bibbia in questo caso è la cosiddetta Commissione Giovannini, dal nome del professore di Statistica che la presiede. L’ultimo documento, debitamente aggiornato, è uscito di recente: complessivamente l’evasione in Italia – fotografata all’anno 2018, ultimo dato disponibile – è di 104,6 miliardi. Cifra enorme ma con 3,1 miliardi in meno rispetto al 2017. Il risultato del 2018 è attribuibile, come ha detto recentemente il direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini, oltre che all’azione dell’amministrazione fiscale anche al cosiddetto split payment, il meccanismo che impone alla pubblica amministrazione di trattenere l’Iva su quello che compra invece di lasciare l’onere del versamento, spesso incerto, all’impresa. Così si eliminano alla radice i rischi di evasione.
Quale tassa si evade di più?
Sempre secondo la Relazione Giovannini la tassa che manca maggiormente all’appello è l’Irpef dei lavoratori autonomi e delle imprese: qui il tax gap, cioè la differenza tra quanto si versa e quanto si sarebbe dovuto versare, è del 67,6%, pari a 38 miliardi, il 41% di tutte le imposte evase. Seconda per tax gap è l’Iva: con il 24% che manca all’appello; subito dopo vengono Ires e Irap.
Tra i peggiori in Europa
Il confronto lo fa la Commissione di Bruxelles prendendo come punto di riferimento l’Iva, dove le metodologie sono più omogenee. Nel 2018 l’Italia presentava il gap maggiore in valori assoluti, circa 35,4 miliardi, ed era quarta in termini percentuali preceduta da Romania, Grecia e Lituania. Svezia e Finlandia hanno tax gap minimi.
L’economia sommersa
Come se non bastasse l’evasione, c’è un’altra grandezza a preoccupare, la cosiddetta “economia non osservata”. Sono 191 miliardi, il 10,8 per cento del Pil: è una nebulosa indistinta, tant’è che viene stimata con sistemi puramente indiziari come la quantità di movimenti di banconote effettuati in una determinata area. C’è di tutto, dalla vera e propria illegalità (come il contrabbando e la prostituzione), al sommerso (imprese e commerci nel nero assoluto senza bilanci e partite Iva), all’economia informale (piccolo artigianato e baby sitter). Qui il problema è ben più grave e si combatte con repressione, legalizzazione ed incentivi all’emersione.
La mina dei condoni
Tra condoni tombali e sanatorie, circa una decina dall’introduzione dell’Irpef negli Anni Settanta fino al governo gialloverde con la filosofia della “pace fiscale”, la compliance del contribuente italiano si è fiaccata. Uno studio poco noto dell’Agenzia delle Entrate, di qualche anno fa, ha calcolato che per ogni punto di Pil condonato l’imponibile non dichiarato cresce di un punto.
Cambiare il metodo della lotta?
È la tesi della Corte dei Conti espressa nella “Relazione sul rendiconto generale dello Stato” del giugno 2020. Si dice che l’impostazione del nostro sistema spinge ad accertare molti contribuenti che sono falliti o finti nullatenenti tant’è che nel 2019 il 40 per cento di costoro non ha fatto ricorso né ha tentato conciliazioni. Insomma l’accertamento sarebbe un’arma spuntata e bisognerebbe giocare tutto sulla tracciabilità, l’informatica e le banche dati. Su questo l’ultimo governo ha puntato molto con l’idea del cashless, della degli scontrini e riducendo a 1.000 euro dal prossimo anno la soglia del contante. Ce la faremo? La questione sarà sul tavolo del nuovo governo.
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