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Più moneta elettronica per aumentare la tracciabilità fiscale

di Marco Mobili

Moneta elettronica e incentivi all'abbandono dell'uso del contante. Potenziamento del contrasto di interessi, soprattutto mirato nelle aree a più alto indice di evasione. Ma anche un «no» secco ai condoni e una sostanziale riduzione del numero di partite Iva. Da sfruttare a pieno semplificazioni, razionalizzazioni e stabilizzazioni delle regole fiscali così da ridurre errori e il proliferare del contenzioso.

Sono solo alcune delle principali indicazioni di policy per contrastare l'evasione, che arrivano dal tavolo della riforma fiscale coordinato da Enrico Giovannini, presidente dell'Istat, incaricato dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, di studiare l'economia sommersa. È da queste considerazioni che dovranno scaturire alcune decisioni strategiche nella lotta all'evasione da cui poter attingere parte delle risorse per finanziare la riforma fiscale.

Dal tavolo sono arrivate più proposte per il rafforzamento del contrasto di interessi: rendere "appetibile" per i contribuenti il rispetto delle regole fiscali concedendogli un vantaggio economico. Difficile però, secondo le Entrate, un uso generalizzato del meccanismo. Potrà essere efficace solo in aree a maggiore evasione e se affiancato alla tracciabilità dei pagamenti. Strategico per aumentare la compliance dei contribuenti, potrà rivelarsi, infatti, il ricorso alla moneta elettronica. L'addio al contante dovrebbe essere addirittura sostenuto con incentivi, cui potrebbero contribuire le banche. I costi per il sistema Italia prodotti dall'uso della cartamoneta sono stimati dall'Abi in 10 miliardi di euro.

Importante, anche per non condurre una lotta all'evasione "invasiva", l'affinamento degli strumenti di compliance. Lo scambio di dati e informazioni tra fisco e le altre amministrazioni, ad esempio, dovrà essere continuo soprattutto sui risultati delle ispezioni e degli accertamenti eseguiti.

Critiche al nuovo redditometro: dovrà essere costruito sulla base di criteri trasparenti, con una metodologia scientificamente condivisa. A cui si dovrebbe aggiungere il contributo di esperti italiani e internazionali. Tre principi che, così come emergono dal rapporto, appaiono in contraddizione con i lavori di costruzione del nuovo strumento di accertamento sintetico che l'agenzia delle Entrate vorrebbe presentare a imprese e professionisti nelle prossime settimane. Da più di un'associazione, come si legge nel "rapporto Giovannini", è stato evidenziato, poi, come il redditometro dovrà essere reso coerente con lo spesometro, soprattutto evitando di «ledere le garanzie previste dallo statuto del contribuente».

Sarà necessario anche potenziare gli studi di settore, prevedendo aggiornamenti annuali a fronte di cambiamenti del ciclo economico e di andamenti congiunturali. Meno partite Iva, soprattutto in agricoltura, nel para-subordinato e nello spostamento degli adempimenti in materia di Iva dalla vendita al dettaglio a quella all'ingrosso.

Fondamentale sarà anche conoscere il "nemico" da combattere. Va definito un indicatore ufficiale dell'evasione per monitorare con esattezze l'evoluzione del fenomeno. Il nero va distinto per tipologie e struttura del contribuente, per tributo e per categoria economica.

Un aiuto per far crescere la compliance potrà arrivare dalla pubblicità dei dati sull'evasione. A partire dai contribuenti che traggono vantaggi dal non pagare le imposte. O come i dati delle imprese che beneficiano di contribuzione e finanziamenti pubblici.

 

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