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Più mediazione nelle cause civili: nuove chance per i professionisti

Nuovi spazi per i professionisti della mediazione. Ad aprirli potrebbero essere gli interventi pensati dalla commissione per la riforma del processo civile, voluta dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia, per potenziare questo strumento di risoluzione stragiudiziale delle controversie: incentivi economici e fiscali per le parti, aumento delle liti per cui è obbligatorio tenere un primo incontro di mediazione prima di andare in giudizio e spinta alla mediazione delegata dal giudice. Un pacchetto di proposte che saranno trasfuse negli emendamenti governativi al disegno di legge delega sul processo civile attesi nei prossimi giorni al Senato (atto 1662).

La riforma

Le proposte di modifica puntano ad allargare l’obbligo di tenere il primo incontro di mediazione in alcuni tipi di rapporti di durata e con sperimentazione per un periodo di cinque anni, per favorire il diffondersi della cultura della mediazione.

Si vogliono poi introdurre incentivi fiscali ed economici per le parti in mediazione sul modello del credito d’imposta già previsto dal decreto legislativo 28/2010 ma mai attuato.

Sarà inoltre promosso il ricorso alla mediazione demandata dal giudice con accordi con le Università per reclutare borsisti dedicati allo studio della “mediabilità” dei fascicoli.

Dalla Ue arriva l’invito a intervenire anche sulla formazione e prevedere l’insegnamento obbligatorio della mediazione nei corsi di laurea di giurisprudenza ed economia.

Tutti interventi (si veda anche Il Sole 24 Ore del 3 maggio) che vanno nella direzione di aumentare le mediazioni e la loro effettività, per contenere la durata dei processi e fronteggiare l’esplosione delle liti, con probabili ricadute anche sull’attività degli operatori.

I professionisti

Oggi sono quasi 24mila i mediatori iscritti al registro tenuto dal ministero della Giustizia, non tutti attivi e non tutti allo stesso modo. Si tratta perlopiù di avvocati ma non mancano i rappresentanti di altre professioni, in testa i giuristi (come notai e magistrati in pensione) e i dottori commercialisti.

Ciascun mediatore può operare al massimo per cinque dei 578 organismi di mediazione elencati nel Registro dedicato, anche questo istituito presso il ministero della Giustizia.

È raro, oggi, che i mediatori lo siano a tempo pieno. Per molti è una scelta quella di mantenere uno spazio per esercitare anche altre attività. Ma c’è anche «un problema di indennità troppo basse, perlopiù ferme al 2010», afferma Fabio Felicini, fondatore dell’organismo MedyaPro.

Quanto alla formazione, le norme la declinano in modo diverso per avvocati e non. La formazione ordinaria è strutturata in un corso base di almeno 50 ore e aggiornamenti biennali. Gli avvocati, invece, sono “mediatori di diritto”. Ma «la maggior parte degli organismi di mediazione forense pretende dagli avvocati-mediatori gli stessi standard di formazione previsti per chi avvocato non è», spiega Angelo Santi, presidente dell’Unione nazionale avvocati per la mediazione (Unam), che organizza corsi per gli avvocati che assistono le parti in mediazione: «Non si fa una buona mediazione se i difensori non collaborano», chiarisce Santi.

Sta intanto crescendo la consapevolezza dell’utilità dello strumento. «Negli ultimi mesi sono aumentati il ricorso alla mediazione volontaria e il valore medio delle controversie – dice Nicola Giudice, responsabile del servizio conciliazione della Camera arbitrale di Milano -. L’iniziativa viene sempre più spesso dagli avvocati: a volte i legali delle parti depositano insieme la domanda di mediazione».

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