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Più liberi i contratti bancari

Il requisito della forma scritta nei contratti bancari, previsto a pena di nullità, va inteso non in senso strutturale, ma funzionale. Pertanto detto requisito viene rispettato quando il contratto sia redatto per iscritto e ne sia consegnata una copia al cliente, anche ove manchi la firma dell’intermediario. Lo ha stabilito la Corte di cassazione Civile, sezione I, con la sentenza n. 9196 del 2 aprile 2021. Secondo i Supremi giudici, infatti, costituisce un elemento indefettibile «la consegna del contratto al cliente, ad integrare la forma ad substantiam. È sufficiente, dunque la sottoscrizione di quest’ultimo e non anche dell’intermediario. Corollario di questa impostazione, in tema di contratti bancari soggetti alla disciplina ex art. 117 Tub (Testo unico bancario, ndr), è che il consenso dell’intermediario può desumersi per fatti concludenti». La citata sentenza si inserisce in un complesso dibattito che va sviluppandosi da anni nella dottrina più qualificata, incentrato sul punto se il requisito della forma prescritta a pena di nullità per i contratti bancari richieda o meno la sottoscrizione di entrambi i contraenti oppure se la firma apportata solo dal cliente costituisca valida espressione della volontà contrattuale. Con ciò adempiendo alla previsione legislativa. Per la Cassazione, è un ulteriore requisito formale a pena di nullità, «l’obbligo della Banca di consegnare al cliente una copia del contratto sottoscritto. Le finalità di protezione del cliente verrebbero violate se si ritenesse sufficiente per la Banca raccogliere la sottoscrizione del cliente e dare esecuzione al contratto, senza fornire a quest’ultimo copia dello stesso». Detto requisito va inteso non in senso strutturale «ma funzionale, avuto riguardo alla finalità di protezione dell’investitore assunta dalla norma, sicché tale requisito deve ritenersi rispettato ove il contratto sia redatto per iscritto e ne sia consegnata una copia al cliente, ed è sufficiente che vi sia la sottoscrizione di quest’ultimo, e non anche quella dell’intermediario, il cui consenso ben può desumersi alla stregua di comportamenti concludenti dallo stesso tenuti». Le finalità sottese all’adozione della forma scritta prescritta a pena di nullità per i contratti regolati dal Tuf (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria) della valorizzate nell’occasione si rinvengono anche in relazione ai contratti bancari, sicché la medesima prescrizione che per essi trova riconoscimento nell’art. 117, comma 3, Tub, secondo cui anche questi contratti debbono essere stipulati informa scritta a pena di nullità, ha, non dissimilmente a quella accordata dalle sezioni unite al contratto di intermediazione, natura funzionale e non strutturale.

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