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Più Ires per chi supera le perdite

di Giorgio Gavelli e Riccardo Giorgietti

Ires salata dal 2012 per le società non operative. Il decreto legge 138/2011 ha, infatti, disposto che l'aliquota Ires dovuta dai soggetti indicati all'articolo 30, comma 1 della legge 724/1994 sia applicata con una maggiorazione di 10,5 punti percentuali diventando, quindi, del 38 per cento.

A partire dall'esercizio 2012 (per i soggetti "solari") le società di capitali non operative devono applicare sul reddito imponibile un'Ires del 38% derivante dalla sommatoria dell'aliquota ordinaria con la maggiorazione (27,5% e 10,5%).

La maggiorazione non riguarda, invece, i redditi attribuiti ai soci persone fisiche dalle società di persone "di comodo" che continueranno a essere assoggettati all'Irpef in base delle ordinarie aliquote progressive. L'unica eccezione, stando alla norma, è rappresentata dalla società di persone "di comodo" partecipate da una di capitale "operativa": in questo caso, sulla quota di reddito imputata per trasparenza si calcolerà l'Ires al 38 per cento.

La relazione tecnica al maxiemendamento presentato in sede di conversione del Dl 138/2011 precisa che, ogni volta che scatta la presunzione di non operatività, la maggiorazione verrà calcolata sul reddito imponibile dichiarato «anche nel caso in cui quest'ultimo sia superiore al reddito minimo». In sostanza, la maggiorazione agisce non solo nei riguardi dei soggetti che dichiarano un reddito inferiore a quello minimo calcolato presuntivamente, ma anche in quelle situazioni in cui il reddito risultante dalla dichiarazione è superiore a quello minimo. E il 38% si applicherà sull'intero reddito imponibile.

Per comprendere la rilevanza della modifica occorre ricordare che il calcolo dell'operatività si realizza attraverso un meccanismo che comporta due "step" procedurali rappresentati dalla verifica dell'operatività (test di operatività) e dalla successiva ed eventuale determinazione del reddito minimo. In sostanza, se i ricavi sono superiori ai forfetari, la società è operativa e non deve procedere al riscontro sul reddito. In caso contrario, deve proseguire con il calcolo del reddito presunto.

Fino al 2011 (in assenza della maggiorazione), la determinazione del reddito presunto non comporta alcuna penalizzazione ai fini Ires, in tutti casi in cui (pur se il test di operatività dà esito negativo) il reddito imponibile risultante dalla dichiarazione è superiore al valore determinato forfettariamente. In questo caso, infatti, il soggetto, per quanto "di comodo" (con le restrizioni ai fini Iva e la necessità di individuare il valore della produzione minimo Irap), calcola l'Ires ad aliquota ordinaria sul reddito individuato analiticamente come differenza tra ricavi e costi. Viceversa, se il reddito forfetario è superiore al valore dichiarato, deve quantificare l'imposta sull'importo presunto.

Dal 2012, invece, la maggiorazione del 10,5% colpirà indistintamente entrambe le ipotesi, applicandosi ogni qual volta un soggetto non è operativo. Pertanto, a parità di maggiori ricavi e di ugual reddito presunto, paradossalmente, sarà più penalizzata la società che evidenzia in Unico un reddito superiore a quello forfetario rispetto a quella che, viceversa, dichiara un imponibile inferiore al valore derivante dal calcolo dell'operatività. Soltanto in presenza di perdite fiscali pregresse utilizzabili, la situazione di disparità potrebbe venir meno (o attenuarsi) in quanto le stesse possono essere impiegate per abbattere il reddito, nel limite, comunque, del reddito forfetario (articolo 30, comma 3).

La penalizzazione dell'aliquota maggiorata, inoltre, appare particolarmente "punitiva" per i soggetti "di comodo" a causa del conseguimento di perdite reiterate nel triennio. Questi, infatti, dovranno applicare l'aliquota del 38% sul reddito conseguito nell'esercizio successivo al triennio. Reddito che potrebbe anche essere, oltre che superiore a quello presunto, di ammontare elevato, derivato da ricavi del tutto ragguardevoli. Una società che, in fase di start up, ha subito risultati economici scadenti, infatti, si troverebbe a pagarne gli effetti proprio nell'anno di uscita dal tunnel, scontando sul primo reddito soddisfacente – ed anche in presenza di ricavi di tutto rispetto – una penalizzazione senza precedenti (Ires al 38%). Certo, esiste la possibilità di presentare interpello: ma come più volte segnalato non sembra questa la soluzione più tranquillizzante per le imprese.

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