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«Più industria per rilanciare la crescita Avanti con la riduzione delle tasse»

 

Cernobbio Riduzione del carico fiscale e della spesa pubblica, investimento in istruzione, innovazione, ricerca e sviluppo. Sono le tre priorità del Paese per migliorare la competitività e la crescita individuate dalla platea del Forum Ambrosetti, ma sono anche in parte l’agenda autunnale di governo, industriali e sindacato — declinata in modi diversi — presentata nell’ultima giornata del Workshop di Cernobbio, dove il filo conduttore sono state le riforme a partire da quella costituzionale. Un appuntamento a cui non ha voluto partecipare il leader della Lega Matteo Salvini, che avrebbe dovuto parlare delle priorità del Paese secondo il suo partito: «Non partecipo, mi sembra il concerto sul Titanic».

Imprese 4.0 e incentivi fiscali«È il momento di costruire una politica economica e una governance con uno sguardo di lungo periodo, perché il Paese le possibilità ce le ha, ma lo scenario resta difficile». È il punto di partenza del ragionamento del ministro dello Sviluppo Carlo Calenda che ha illustrato il piano dell’Industria 4.0: «Ha tre elementi fondamentali: fortissimi incentivi fiscali a ricerca e innovazione; una totale ricostruzione del Fondo centrale di garanzia, concentrato su investimenti e rating medio bassi, che sarà pronto per il 10 settembre con un lavoro sul salario di produttività, e una scelta di 4 o 5 università di eccellenza (e chi vuole entrare nel gruppo scali il ranking, non basta la distribuzione geografica). Infine il terzo elemento sono gli standard, argomento più tecnico». Un piano che per il presidente degli industriali, Vincenzo Boccia, che ha partecipato al panel con anche il presidente dell’Istat Enrico Giovannini, «va nella direzione giusta, è la quarta rivoluzione industriale». Il numero uno di Confindustria sa di «non dover chiedere la luna» perché «abbiamo la consapevolezza dei margini di manovra del governo», ma servono «misure selettive che possano aiutare le nostre imprese a fare un salto»: «Abbiamo invocato la corresponsabilità», ha detto aggiungendo che «con poco si può fare tanto» e proponendo «la detassazione dei premi di produzione, la riattivazione della legge Sabatini e i super ammortamenti, benefici fiscali per chi fa aumento di capitale», misure che «non richiedono grandi livelli quantitativi di risorse». Per Boccia il dato sul Pil «non è una grande novità, sono pochi decimali, nel bene e nel male, non cambia la fotografia della questione e nemmeno la sostanza». Del resto il viceministro dell’Economia Enrico Morando ritiene che l’1,2% di crescita indicata ad aprile «molto probabilmente non riusciremo a confermarlo, ma l’1% è ancora nelle nostre possibilità».

Produttività e contrattiPer rilanciare la produttività in azienda, secondo Boccia serve un percorso anche con il governo sulla contrattazione di secondo livello, che vuol dire «più sindacato nelle imprese e non meno perché devi fare una trattativa»: «Il punto finale è condividere un percorso che ci porta ad aumentare i salari — ha spiegato — e penso che sia nell’interesse dei lavoratori. Dal nostro punto di vista ci porta ad aumentare la produttività, le due cose vanno insieme». Che ci sia bisogno di un cambio ne è convinto anche il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, anche se ha sottolineato che il governo «non ha intenzione di procedere a un indebolimento delle tutele che sono di ordine generale e che sono contenute nei contratti nazionali», tuttavia «c’è un elemento di innovazione che va costruito». Ha anche detto che sulle pensioni «l’aspirazione è fare il massimo» e l’intenzione è di intervenire sugli assegni minimi. Critica su entrambi i punti la leader della Cgil Susanna Camusso, che sedeva nello stesso panel di Poletti, moderati dal direttore del Corriere Luciano Fontana. Per Camusso l’eventuale abolizione della contrattazione nazionale «implicherebbe un’ulteriore impoverimento del mondo del lavoro». E sulle pensioni i sindacati discuteranno il 12 settembre con il governo. Quanto alla proposta della Cgil di una patrimoniale, sono contrari sia Poletti sia Calenda: la priorità è ridurre le tasse.

Giustizia e ricercaIl rilancio del Paese passa anche attraverso una giustizia funzionante. Il ministro Andrea Orlando ha ricordato che quella civile «conta un punto di Pil». Con lui ne hanno discusso Carlo Nordio e Giovanni Legnini. C’è poi la ricerca. Se il governatore della Lombardia Roberto Maroni e il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini si sono confrontati sulla supremazia dei finanziamenti alla ricerca applicata o a quella di base, il direttore scientifico dell’Iit di Genova Roberto Cingolani ha spiegato che per essere attrattiva a livello di ricerca, una nazione deve avere infrastrutture e regole in linea con gli standard internazionali.

Francesca Basso

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