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Il più grande studio legale d’Italia lo trovi in strada

È lo studio legale più grande d’Italia, ma anche quello che fattura meno. Ha sedi sparse in venti regioni, da Bolzano a Catania, e oltre mille collaboratori tra avvocati, praticanti, studenti universitari e pensionati. Lo studio si chiama «Avvocato di strada» ed è una onlus fondata a Bologna nel 2000, in una stanzetta presa in prestito con dentro solo un computer di seconda mano e un telefono fisso. Da allora si è ingrandito parecchio, fino a meritarsi il premio all’impegno civile del Parlamento europeo. Gli avvocati associati lavorano gratis: l’anno scorso hanno seguito 3.945 pratiche. Ogni giorno, più di cento persone in stato di indigenza si rivolgono agli sportelli dell’associazione per chiedere aiuto. «Buone Notizie», l’inserto in edicola domani gratis con il Corriere della Sera, dedica alla onlus la storia di copertina firmata da Paolo Beltramin. Racconta poi l’avventura di Francesca Pardini, pilota di velocità come suo padre Guido negli Anni 80, che sfreccia sulle piste di Abu Dhabi per preparare alla guida le donne arabe, che hanno avuto il permesso di prendere la patente.

E ancora, un reportage dal Guatemala testimonia il dramma dell’emigrazione a cui la popolazione della regione è costretta dal cambiamento climatico. Negli ultimi sei anni le stagioni prevedibili sono diventate rare: le perturbazioni di El Niño e La Niña, che causano lunghi periodi di siccità seguiti da mesi di nubifragi e inondazioni, hanno danneggiato l’agricoltura e scatenato gravi carestie. Chi emigra sogna gli Usa, ma c’è anche chi si accontenta del Chiapas, in Messico: dipende da quanto si paga.

L’inchiesta della settimana anticipa la nuova ricerca «Le fondazioni di impresa in Italia», che verrà presentata mercoledì pomeriggio a Milano nella sede di Assolombarda. La ricerca, promossa da Fondazione Bracco e Fondazione Sodalitas e realizzata insieme a Percorsi di Secondo Welfare, analizza 62 delle 111 fondazioni d’impresa nate in Italia che rappresentano una importante porzione del Terzo settore italiano, possono realizzare loro stesse dei progetti sociali, finanziare i progetti di altri enti oppure fare entrambe le cose.

Infine, il Male nostrum affronta il tema dei nuovi conflitti che le superpotenze si preparano a combattere nello spazio. Non è fantascienza. I nuovi scenari di guerra fredda comprendono missili anti-satellite ma anche operazioni di disturbo e di hackeraggio dei segnali. Intere flotte di satelliti «osservano» ogni movimento, tengono monitorate le centrali nucleari e comunicano. Con un unico obiettivo: neutralizzare quelli avversari.

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