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Più forti a scuola, più deboli al lavoro Il bivio delle donne

In Italia le donne nel 2020 continuano a essere più della metà del cielo e della terra (54%). La loro speranza di vita in dieci anni è cresciuta da 79,5 anni a 85,3. Le ultracentenarie nel 2019 erano 12.472 a fronte di 2.332 maschi. Dati da riscrivere dopo la pandemia. Come quelli della natalità, già molto critici (siamo ultimi in Europa): il 2019 è stato il settimo anno record consecutivo per la denatalità. Nascono sette bimbi ogni mille abitanti (9 nel 2011). Le baby boomers stanno uscendo dalla fase riproduttiva e pesa il crollo della fecondità del 1976-1995. Cala anche l’apporto degli immigrati per il loro invecchiamento. L’età al parto è ormai di 33 anni (32 nel 2011), sopra della media Ue che non supera i 30. Risultato: il numero di figli per donna è pari a 1,27 (1,46 nel 2011). Se le donne nate nei primi anni del ‘900 avevano una media di 2,5 figli, le nate nell’immediato dopoguerra, ne avevano due e la generazione tra il 1975 e il 1978, 1,44. La pandemia potrebbe portare a un calo di nascite di 10 mila unità nel 2020.

Le donne italiane registrano tassi di abortività più bassi tra i Paesi occidentali (6% rispetto all’8% del 2011) e sempre in calo. C’entra anche la diffusione dei contraccettivi d’emergenza (pillole dei giorno dopo), adottati nel 20,8% dei casi contro il 7,3% del 2011. Il numero delle interruzioni, 76.328 nel 2018, è più che dimezzato rispetto ai 234.801 casi del 1983, anno record in Italia. Un terzo degli aborti continua a riguardare le straniere. Il ricorso all’interruzione nel 2018 è diminuito in tutte le classi di età, in particolare tra le giovanissime (2,4 su mille, la metà del 2011). Nel 2018 ha presentato obiezione di coscienza il 69% dei ginecologi (69,3% nel 2011). Numeri questi che mostrano come il diritto all’aborto non vada dato per scontato e acquisito. In Polonia, nonostante le proteste, è entrata in vigore una legge che lo vieta.

Matrimoni e convivenze

Il tasso di nuzialità in Italia è da 40 anni in calo. Negli ultimi dieci anni è sceso da 3,4 per mille a 3. A diminuire sono soprattutto le prime nozze: dall’inizio della crisi del 2008 sono passate da 212 mila a poco più di 146 mila. Crescono le seconde nozze, arrivando al 20,6% (15,1% nel 2011). Anche sui matrimoni siamo tra gli ultimi nell’Ue. Si diffondono le convivenze: più che quadruplicate dal 1998. Nel 2019 un nato su tre ha genitori non coniugati.

Più 57,5% di divorzi

L’andamento dei divorzi è stato in costante aumento dalla loro introduzione nel 1970 fino al 2015, quando si è registrata un’impennata (+57,5%) per l’esordio del «divorzio breve». Nel 2019 i divorzi sono stati 85.349 rispetto ai 53.806 del 2011. Le separazioni, 97.474 (88.797 nel 2011). Crescono gli accordi extragiudiziali presso gli Uffici di Stato Civile: 15,1% delle separazioni e 23,7% dei divorzi. L’affido condiviso dei figli minori è la modalità nel 96,5% delle separazioni consensuali (legge del 2006). L’importo medio dell’assegno di mantenimento è intorno ai 500 euro al mese nel 2018 (-6% sul 2008). Nel secondo trimestre 2020, in pieno lockdown, i matrimoni sono crollati dell’80%, le separazioni e i divorzi giudiziali del 40% e del 49%, quelli consensuali del 60%.

Quelle 6 ore al giorno

Parenti e amici sono di supporto per la cura dei figli (0-14 anni) per quattro famiglie su 10 (2018). Una su cinque vi fa ricorso addirittura in via esclusiva. Il 34,4% delle famiglie si affida ai nonni: per loro i divieti della pandemia sono stati un disastro. Ma a modificare l’attività lavorativa per impegni famigliari sono al 38,3% le donne (11,9% uomini). In Europa la situazione non è migliore, sono sempre le donne a fare di più combinando la quantità di tempo dedicata al lavoro non retribuito (cura della casa e della famiglia), alle attività personali e al tempo libero. In una giornata-tipo le madri italiane dedicano alla famiglia sei ore, gli uomini due (2014). Per farlo a tempo pieno, l’11% delle madri non ha mai lavorato (media Ue 3,7%). In Italia nel 2014 il 70,8% delle 5,7 miliardi di ore dedicate ai bimbi (valore 44,1 miliardi) era a carico delle donne. Gratis.

Asili, il buco nella rete

Il problema delle strutture per l’infanzia non ha fatto molti passi avanti in dieci anni. Solo il 14% dei bimbi di 0-2 anni frequenta un asilo comunale o convenzionato nel 2018 (12,2% nel 2011). Includendo tutti i servizi alla prima infanzia si arriva al 25,5% (11,8% nel 2011), sotto il parametro Ue del 33%. Tra i fattori scoraggianti, i costi del servizio: il carico medio annuo sulla famiglia per l’asilo nido è passato dai circa 1.570 euro nel 2015 ai 2.208 euro del 2019. Bonus, assegni e congedi parentali non sono bastati. Serve una soluzione strutturale, non una tantum. Ora i fondi di Next Generation Eu sono un’occasione per fare passi avanti a livello di infrastrutture ma serviranno anche i soldi dei bilanci ordinari.

Dieci e lode

Tra i maggiori Paesi europei, l’Italia ha un livello di istruzione femminile maggiore di quello maschile. Le ragazze abbandonano meno gli studi: 12,3% (8,8% Ue) rispetto ai ragazzi 16,5% (12,2% Ue). Le diplomate sono il 64,5% delle donne, il 5% più degli uomini (1% media Ue). Le laureate sono il 22,4% contro il 16,8% degli uomini, meglio della media Ue. Faticano nelle materie più promettenti per il lavoro: nel 2019, il 37,3% dei laureati maschi ha una laurea Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) contro il 16,2% femminile.

Laureate in part-time

Prima della pandemia, tra il 1994 e il 2007, il primo calo del gap occupazionale tra uomini e donne fu determinato dalla crescita dell’occupazione femminile. L’ulteriore diminuzione pari al 6,3%, tra il 2007 e il 2019, è invece la conseguenza del calo di quella maschile. La riduzione del gap lascia però ampie zone d’ombra: il tasso d’inattività femminile resta elevato, soprattutto al Sud. E le donne spesso lavorano in settori a basso valore aggiunto. La pandemia ha fatto da detonatore alle contraddizioni. Sono andati in crisi i settori come i servizi alla persona, la ristorazione e il turismo ad alta presenza femminile. Altra forbice il part-time: riguarda una quota di laureate pari a più del doppio dei laureati.

Più elette e più quotate

Le elezioni del 2018 hanno portato la quota di elette nel Parlamento italiano dal 30,7% della precedente legislatura al 36%. Nel Parlamento europeo 2019 la rappresentanza italiana femminile è al 41%, in linea con la media europea. Le ministre del governo Draghi sono il 35% a fronte dell’16,6% del Berlusconi IV (2010). Crescono le donne nei Cda delle quotate: nel 2019 sono il 36,4%. Tra i dirigenti privati le donne nel 2019 sono il 18,3% (ma il 32,2% tra gli under 35), l’aumento sul 2008 è del 48,9%. Ci sono stati progressi ma resta il problema della rappresentanza.

Stop alle violenze

La fiammata di inizio anno dei femminicidi, uno ogni 5 giorni, aggiorna in negativo le statistiche già pesanti della pandemia. In tutta Europa i lockdown sono causa di una crescita della violenza domestica. Nel 2019 l’83,6% delle donne uccise è stata vittima di una persona che conosceva (65,8% nel 2011).

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