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Più fondi per Montepaschi Spunta l’ipotesi 5 miliardi

Il Montepaschi si prepara a chiedere 3 miliardi al mercato per cominciare a ripagare i 4,07 miliardi di Monti bond. L’aumento di capitale è fissato per non prima del 12 maggio, come stabilito dall’assemblea di fine dicembre su imposizione della Fondazione Mps, che allora con il 33,5% aveva il diritto di veto su ogni decisione. In soli quattro mesi a Siena è cambiato il mondo, la Fondazione si è ridotta al 2,5% e ha stretto un patto di sindacato sul 9% complessivo con due fondi esteri, l’americano Fintech Advisory capitanato dal finanziere messicano Daniel Martinez Guzman e il brasiliano Btg Pactual; la maggioranza del capitale è in mano agli investitori istituzionali, con il megafondo statunitense BlackRock primo azionista. È in questo scenario che le banche d’affari che stanno curando la ricapitalizzazione avrebbero ripreso le ipotesi e i sondaggi su un’eventuale ampliamento dell’aumento fino a 5 miliardi di euro. 
L’indiscrezione raccolta ieri sera dall’agenzia Ansa non ha trovato né conferme né smentite presso la banca senese presieduta da Alessandro Profumo e guidata dall’amministratore delegato Fabrizio Viola: fonti dell’istituto si sono limitati a un «no comment». Allo stato attuale, riferiscono fonti vicine al consorzio di garanzia, si tratterebbe di una mera ipotesi già al vaglio del pool di banche guidato da Ubs con a fianco Citigroup, Goldman Sachs e Mediobanca come global coordinator e Barclays, BofA Merrill Lynch, Commerzbank, JpMorgan, Morgan Stanley e SocGen come joint bookrunners . Non è la prima volta che si parla di un incremento della somma da chiedere al mercato. D’altronde la banca deve rimborsare 4,07 miliardi senza contare gli interessi già maturati sui Mondi bond tra 2013 e 2014 — all’incirca mezzo miliardo di euro — e per questo l’aumento già approvato servirà a coprire solo in parte il rimborso dell’aiuto di Stato. L’avvio del rientro dal prestito statale entro il 2014 era stata una delle condizioni poste dal commissario Ue alla Concorrenza, Joaquim Almunia, per l’ok agli aiuti di Stato. E di un possibile incremento si era parlato già subito dopo l’assemblea di dicembre. Dai sondaggi delle banche del consorzio presso gli investitori era emersa la propensione del mercato di sottoscrivere un aumento più consistente: allora si parlò di 4 miliardi. Rispetto ad allora il mercato è migliorato enormemente e i capitali esteri sono tornati in massa sull’Italia anziché fuggire — eventualità paventata da Profumo che per questo aveva puntato ad anticipare a inizio gennaio l’aumento di capitale scontrandosi con la presidente della Fondazione, Antonella Mansi — e dunque è possibile che Mps possa voler sfruttare il clima positivo per accelerare l’affrancamento dallo Stato. Nei giorni scorsi il finanziere di Algebris, Davide Serra, — già socio di Mps — aveva ipotizzato un aumento da 6 miliardi.
Un nuovo aumento di capitale — per il quale servirà una nuova assemblea — rischia di modificare gli equilibri appena sanciti nel patto di sindacato. L’accordo prevede l’obbligo di mantenere le attuali quote (Fondazione 2,5%, Btg 2%, Fintech 4,5%) solo nell’aumento di capitale di maggio, mentre non ci sono obblighi in caso di nuovi aumenti. Una eventuale diluizione delle azioni farebbe vacillare anche il tentativo dei pattisti di nominare il nuovo consiglio della banca nel rinnovo del 2015. Secondo gli accordi, alla Fondazione spetta l’indicazione del presidente, ai soci esteri l’amministratore delegato.

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