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Più fondi all’impresa in crisi

Riforma del concordato preventivo, istituzione di una procedura di ristrutturazione del debito in caso di forte esposizione con le banche, disciplina dell’afflusso di nuova finanza all’impresa in crisi,revocatoria con pignoramento anticipato e revisione delle norme sui curatori. E questa è la sola parte diritto fallimentare. Che però non esaurisce i contenuti del decreto legge in materia di giustizia civile che sta prendendo forma in vista della presentazione in Consiglio dei ministri. Nel testo infatti potrebbero confluire anche misure sull’esecuzione, sul processo telematico e l’accesso in magistratura. E, ultimo ma non in ordine di importanza, la concessione di un credito d’imposta per incentivare negoziazioni e arbitrati.
Nel segno della concorrenza le modifiche alla legge fallimentare su offerte e piani. Per le prime, il giudice, quando il piano di concordato prevede un’offerta da parte di un soggetto già individuato sull’azienda intera o su asset di questa, può decidere per l’apertura di un «procedimento competitivo» con la presentazione di offerte concorrente in grado di meglio soddisfare i creditori. Per i secondi, si prevede la possibilità per i creditori, che rappresentino almeno il 10% dei crediti, di presentare una proposta di concordato preventivo alternativa a quella dell’imprenditore. A prevalere sarà poi la proposta in grado din strappare il consenso della maggioranza dei crediti (non dei creditori); in caso di parità, a prevalere sarà quella del debitore.
L’afflusso di finanza in una fase nella quale l’impresa è in crisi, ma non ancora irreversibile, sarà reso possibile a favore del debitore che presenta domanda di ammissione al concordato preventivo, anche in assenza di piano, domanda di omologazione di accordo di ristrutturazione del debito. La richiesta di finanziamenti, che saranno assistiti dal beneficio della prededuzione, dovrà essere presentata al tribunale, chiarendo la necessità dei finanziamenti stessi alla prosecuzione dell’attività d’impresa, la loro destinazione e la dichiarazione che l’imprenditore non è in grado di trovare in altro modo i mezzi necessari.
In campo viene messo poi un inedito accordo di ristrutturazione quando un’impresa ha debito nei confronti di banche e intermediari finanziari in misura non inferiore alla metà dell’indebitamento complessivo. I crediti di banche e intermediari vengono inseriti in una categoria specifica. Il debitore può chiedere che gli effetti dell’accordo di ristrutturazione siano estesi anche ai creditori non aderenti che appartengano alla medesima categoria, quando tutti i creditori della categoria sono stati informati dell’avvio delle trattative e messi in condizione di partecipare in buona fede e i crediti delle banche e degli intermediari finanziari aderenti rappresentino il settantacinque per cento dei crediti della categoria. Possibile anche una convenzione per disciplinare in via provvisoria gli effetti della crisi attraverso una moratoria temporanea dei crediti.
Via libera poi a un’azione revocatoria semplificata per gli atti a titolo gratuito. Il creditore potrà procedere a esecuzione forzata anche prima di avare ottenuto una sentenza dichiarativa di inefficacia dell’atto sospetto, a patto che il precedente pignoramento sia stato trascritto entro un anno dalla data in cui l’atto stesso è stato compiuto.
Per quanto riguarda i curatori, la bozza di decreto estende da 2 a 5 anni la finestra di tempo sensibile ai fini della rilevazione del conflitto d’interessi come pure esclude che possa essere nominato curatore chi ha svolto la funzione di commissario giudiziale in una procedura di concordato per il medesimo debitore. Il giudice, nella sentenza di dichiarazione del fallimento, dovrà dare conto dell’assenza di conflitti facendo riferimento, eventualmente, anche alle indicazioni dei creditori formulate nel corso del procedimento antecedente. Viene infine istituito un Registro nazionale nel quale confluiranno i provvedimenti di nomina.
La chiusura della procedura di fallimento può poi essere anche anticipata, o meglio non impedita dalla pendenza di giudizi, rispetto ai quali il curatore può comunque mantenere la legittimazione processuale, anche nei successivi stati e gradi del giudizio. Le somme necessarie per spese future relative ai giudizi pendenti, e le somme ricevute dal curatore per effetto di provvedimenti provvisoriamente esecutivi e non ancora passati in giudicato, sono trattenute dal curatore.
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