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Più fiducia nella ripresa ma le Borse ora temono i tassi

Una raffica di dati macroeconomici complessivamente positivi, che tuttavia non è bastata perl placare il nervosismo dei mercati. E Piazza Affari scende di circa l’1,6% con i principali listini europei in arretramento di quasi il 2% mentre il Nasdaq americano registra un calo di circa l’1,8%.

Ha sorpreso gli analisti il dato della crescita Usa, con Pil che nel primo trimestre del 2017 è salito dell’1,4%, due decimi di punto in più rispetto alla stime che lo volevano a +1,2%. Il rialzo, si legge in una nota del Bureau of Economic Analysis, è provocato da una maggior crescita delle spese per i consumi personali e delle esportazioni. Il dato sulla crescita dell’economia Usa conferma dunque la solidità della ripresa ed è in continuità con il buon risultato del quarto trimestre 2016 quando l’aumento era stato del 2,1%.

Ma anche dal versante europeo dell’Atlantico sono giunti ieri segnali favorevoli a una prosecuzione e a un rafforzamento della ripresa. Migliora infatti il sentiment economico nella zona euro che a giugno ha registrato un incremento superiore alle attese, salendo ai massimi da quasi dieci anni. I dati elaborati dalla Commissione europea mostrano infatti che l’indicatore di fiducia ( sentimen t ) nel mese di giugno ha raggiunto i 111,1 punti (+1,9%) da 109,2 di maggio. Gli economisti stimavano una crescita a 109,5 punti. Gli analisti precisano che l’incremento che si è osservato a giugno è il valore più elevato dall’agosto 2007, quando furono toccati i 111,8 punti nell’anno precedente al fallimento della banca Lehman Brothers.

Scendendo più nel dettaglio l’aumento della fiducia nel settore industriale (+1,7 punti) è stato trainato dalle valutazioni positive dei manager sull’andamento del portafoglio ordini e degli stock di prodotti finiti mentre le attese di produzione restano virtualmente invariate. C’è poi da sottolineare il forte aumento della fiducia dei consumatori (+2), che riflette valutazioni più positive sulla situazione economica generale futura, sull’andamento della disoccupazione e sulle aspettative di risparmio delle famiglie. Solo il giudizio sulla situazione finanziaria futura dei nuclei famigliari resta stabile. In questo scenario di rafforzamento dell’economia europea si registra l’impennata dell’euro, che sale al massimo da 13 mesi, oltre 1,14 dollari, un valore che potrebbe avere un impatto negativo sull’export. Ma all’origine del calo dei listini, sia in Europa che negli Stati Uniti, potrebbero esserci le preoccupazioni legate all’evoluzione dei tassi di interesse. E il dato dell’inflazione in Germania, che a giugno è salita a sorpresa all’1,5%, dall’1,4% di maggio, non è fatto per tranquillizzare gli operatori. Gli analisti avevano infatti puntato su un calo all’1,3% della crescita dei prezzi al consumo mentre i prezzi, su base mensile, sono saliti dello 0,2%. L’inflazione in crescita più rapida del previsto potrebbe incidere sui tempi della Bce in merito all’abbandono della politica monetaria di «quantitative easing»; mentre negli Usa la buona tenuta della crescita del Pil potrebbe accelerare il processo di riduzione del bilancio della Fed, con una vendita graduale dei titoli acquistati nel corso di questi anni. La caduta di ieri dei mercati azionari è dunque collegata a un generale riposizionamento della aspettative (in aumento) sui tassi di interesse di lungo termine.

Marco Sabella

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