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Più facile pagare le tasse a rate

Le regole per la rateazione straordinaria, come quelle della dilazione ordinaria, non permettono alcuna discrezionalità a Equitalia. La dimostrazione della condizione di difficoltà economica indotta dalla crisi è infatti imperniata sul rapporto tra rata teorica e reddito mensile di riferimento, per le persone fisiche, e tra rata teorica e valore della produzione, per le imprese (si vedano le tabelle a lato). La condizione di solvibilità del debitore è, invece, legata al possesso di fonti stabili di reddito o di immobili espropriabili, mentre per le imprese è possibile anche dimostrare di avere un indice di liquidità almeno pari a 0,50. La precisazione relativa agli immobili espropriabili, da un lato, esclude che si possa far riferimento all’abitazione principale, quando questa è l’unico immobile posseduto, dall’altro, sembra presupporre che l’ammontare del debito sia almeno pari a 120mila euro.
Sarà interessante verificare se il debitore possa validamente rinunciare alle preclusioni di legge, in materia di pignoramenti immobiliari, e offrire comunque in garanzia l’immobile posseduto, allo scopo di ottenere la massima rateazione.
Probabilmente, la valutazione della fonte stabile di reddito è l’unico elemento sulla quale potrà esercitarsi una certa autonomia di giudizio da parte dell’agente della riscossione. Mentre appare sicura la sussistenza del requisito in presenza di un rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, i dubbi sorgono quando il rapporto è a tempo determinato oppure si è di fronte a una nuova attività lavorativa.
Anche l’individuazione del numero della rate è predeterminato, sulla base di un criterio rigido, rappresentato dal rapporto tra la rata e il reddito di riferimento ovvero il valore della produzione.
Come chiarito dalla nota di Equitalia del 1° luglio, la rateazione straordinaria è ammessa anche a cospetto di rateazioni ordinarie in corso alla data di entrata in vigore dell’emanando decreto attuativo. Questo significa che la nuova disciplina ha una portata sostanzialmente retroattiva. Va segnalato che il debitore ha la possibilità di chiedere la dilazione straordinaria anche in pendenza di un piano di rateazione ordinario già prorogato.
Lo schema di decreto tace del tutto, invece, sulla questione dell’efficacia retroattiva della nuova condizione di decadenza dalla rateazione, sollevata pure nella nota di Equitalia. Occorre ricordare, in proposito, che con le nuove regole si decade dalla rateazione con il mancato pagamento di otto rate, anche non consecutive. Nella disciplina precedente erano invece sufficienti due rate, purché consecutive. Equitalia ha al riguardo avanzato la proposta di ritenere non decadute le rateazioni nelle quali, alla data di entrata in vigore del Dl 69/2013, si fosse verificato il mancato pagamento di due rate consecutive, ma non l’omissione di complessive otto rate. La proposta è rimasta in sospeso, come peraltro è accaduto per altri problemi sollevati nel documento di prassi. È però evidente che, essendosi sbloccata la possibilità della rateazione straordinaria, potrebbe risultare molto importante per i debitori già decaduti sapere se possono essere rimessi in termini, a condizioni sicuramente più vantaggiose.
Non è inutile ricordare che la domanda di rateazione assicura numerosi vantaggi. In primo luogo, si precludono a Equitalia tutte le azioni cautelari e esecutive. Questo significa che, in pendenza di dilazione, non può essere apposto il fermo amministrativo o l’ipoteca, né tantomeno si possono attivare pignoramenti di alcun genere. Inoltre, in costanza di rateazione, il debitore non è considerato moroso. Ciò comporta che se si vantano crediti nei confronti di pubbliche amministrazioni, non opererà il blocco dei pagamenti per importi almeno pari a 10mila euro. Ugualmente, potranno essere compensati crediti d’imposta nel modello F24. In caso di mancato pagamento di alcune rate, non superiori a otto, il debitore sarà invece considerato moroso limitatamente all’importo delle rate non versate.

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