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Più estero per Intesa Sanpaolo, la banca torna a comprare

L’acquisto di una blasonata boutique britannica del private banking, Coutts & Co., controllata di Royal Bank of Scotland che vanta la regina Elisabetta tra i suoi clienti, potrebbe essere la prima mossa della campagna di Intesa Sanpaolo fuori dai confini nazionali. E se pure l’acquisizione londinese non dovesse andare in porto — il principale ostacolo pare sia l’intenzione di Rbs di cedere solo le attività internazionali, la divisione Coutts international — ciò che resta in Piazza Affari delle indiscrezioni rimbalzate nel fine settimana sul «Financial Times» è il fischio d’inizio di una partita importante per il primo gruppo italiano del credito e il manager chiamato a guidarlo poco più di un anno fa, Carlo Messina. La partita che permetterà di realizzare, o meno, una buona parte del piano presentato a tempo record lo scorso aprile dal consigliere delegato che conserva anche la carica di capo della Banca dei territori. 
Svizzera, Francia e Germania sono, oltre alla Gran Bretagna, le aree cui starebbe guardando Messina che ha chiarito per tempo di non voler partecipare alla sistemazione di vicende domestiche, a partire da Mps. Più o meno per la stessa ragione, Intesa non si candida all’acquisto di banche commerciali europee, ma pensa ad acquisizioni mirate in quei settori ad alta redditività, come le gestioni patrimoniali e tutto ciò che può stare sotto il grande cappello del «wealth management».
La scelta risponde al disegno contenuto nello stesso piano triennale: un modello di banca sempre più concentrato sui servizi e l’idea che la banca retail si stia radicalmente trasformando.
L’assicurativo, per esempio, potrebbe una direttrice importante nello sviluppo internazionale. Intesa è già il primo assicuratore in Italia, davanti a Generali. Proprio lo scioglimento imposto dall’ Antitrust dei legami con la compagnia di Trieste ha portato la superbanca a vendere i propri prodotti attraverso la propria rete. L’espansione su altri mercati potrebbe accelerare il riassetto del polo Fideuram, Eurizon, Intesa vita. Nell’asset management, la Ca’ de Sass è oggi il terzo player nell’area euro.
Le risorse per le acquisizioni non mancano, il «free capital» viaggia verso quota 16 miliardi dai 13 miliardi di un anno fa. In passato era stata ipotizzata dagli analisti la distribuzione di un dividendo straordinario. Ma l’aumento della tassazione potrebbe aver scoraggiato l’ iniziativa. In assenza di conferme sulle trattative con Rbs e nonostante la frenata del listino, la Borsa ha spinto Intesa al rialzo dell’1% dopo una fiammata superiore al 2. Piccolo tributo a un fermento che non si avvertiva dai tempi delle nozze con Torino.
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