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Più equa ma più lenta Il nuovo corso di Xi frena la crescita cinese

La Cina cresce, ma continua a farlo a passo molto più lento del previsto. Archiviato lo strabiliante +18,3% del primo trimestre e il buon +7,9% del secondo, nel terzo il Pil – questi i dati comunicati ieri dall’Ufficio Nazionale di Statistica si ferma a +4,9%, leggermente al di sotto delle previsioni degli analisti che avevano scommesso su un +5,2%. La crescita rispetto al trimestre precedente, un modestissimo +0,2%, è una delle più basse degli ultimi decenni. In discesa un po’ tutti gli indicatori economici, a sottolineare uno slancio “affievolito” del Dragone: dalla produzione industriale (+3,1%, ma ad agosto era al 5,3%) agli investimenti (+7,3% rispetto all’8,9%), segno del rallentamento della macchina cinese e termometro del settore manifatturiero e delle infrastrutture. Qualche buon segnale c’è: le vendite al dettaglio (+4,4%) e un lieve calo della disoccupazione (dal 5,1 al 4,9%), ma che resta ancora alta nella fascia 16-24 anni (14,6%). Il Partito, prudentemente, aveva già messo le mani avanti fissando per quest’anno una crescita sopra al 6%: obiettivo che dovrebbe essere comodamente raggiunto. La Cina si è ripresa in modo impressionante dall’impatto del coronavirus, l’unico Paese che ha visto una crescita economica durante la pandemia, ma ora su Pechino soffiano venti di tempesta. Tempesta che la Cina si è fabbricata in casa da sola.Quattro fattori, un “colpevole” e la nuova teoria che risponde al nome di “prosperità comune” spiegano il rallentamento cinese. Primo: la crisi immobiliare, portata a galla dal colosso del real estate Evergrande che, con un debito monstre di 309 miliardi, è a un passo dalla bancarotta. Xi ha lanciato la propria battaglia, cercando di mettere fine a quel sistema viziato da indebitamenti, facili prestiti e speculazioni, provando a sgonfiare quella bolla del mattone cresciuta a dismisura che per anni è stata la “droga” dell’economia cinese in tempi di urbanizzazione incontrollata e palazzoni tirati su dal nulla ora rimasti vuoti e incompiuti (-13,54% le nuove costruzioni a settembre). Secondo: la crisi energetica che ha colpito il Dragone lo scorso mese, con le fabbriche costrette ad interrompere la produzione e le città, nell’operoso Nord-Est, in blackout. La Cina di Xi si è impegnata a raggiungere il picco delle emissioni di gas serra entro il 2030 e a raggiungere la neutralità carbonica 30 anni più tardi. Ma forse funzionari troppo zelanti pronti a compiacere il sogno verde del presidente non avevano fatto i conti con la struttura dell’economia cinese e il ruolo che hanno avuto gli impianti a carbone negli ultimi 40 anni nella mega industrializzazione del Paese. Carbone da cui la Cina ancora oggi dipende in larga misura.Terzo: la scelta, deliberata, di spezzare le gambe a Big Tech. I campioni digitali che fino a ieri erano portati in palmo di mano, negli ultimi mesi hanno subìto le strette del Partito in nome dei rischi finanziari, della privacy dei cittadini da tutelare e di quella “espansione disordinata del capitale” da combattere. Risultato: le varie Alibaba, Didi, Tencent, Meituan hanno bruciato mille miliardi di valore azionario. Quarto: i lockdown e la politica dei “zero casi Covid”. «Con l’inizio del terzo trimestre, i rischi e le difficoltà interne ed esterne sono aumentati, con la pandemia che continua e la ripresa mondiale ancora debole», ha dichiarato il portavoce dell’Ufficio, Fu Linghui. Sullo sfondo, tutto si tiene con la nuova teoria sociale, politica ed economica della “prosperità comune” che ad agosto il leader comunista ha rilanciato. Un benessere condiviso, un’inversione a U rispetto al “lasciamo che alcuni si arricchiscano per primi” teorizzato da Deng Xiaoping durante l’era delle apertura e delle riforme. Un “Red New Deal” lo ha chiamato qualcuno: un nuovo contratto con il popolo per ridistribuire la ricchezza. Una scommessa politica forte: riprendersi il controllo totale dell’economia. Un azzardo che potrebbe anche funzionare nel lungo periodo ma che nel breve inevitabilmente deve scontare scosse di assestamento.

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