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Più disoccupati, meno diplomati

A fronte di quasi un milione di disoccupati, sono oltre 73 mila i posti di lavoro non ricoperti per mancanza di lavoratori in possesso di qualifica o diploma professionale (IeFP). Il paradosso emerge dal confronto tra l’ultimo rapporto dell’Inapp, l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, sul sistema IeFP (Istruzione e formazione professionale) e quello di Unioncamere sui fabbisogni professionali. Il testo redatto da Inapp mette a confronto gli ultimi dati disponibili sul numero di qualificati e diplomati nei percorsi di IeFP e le stime sulla domanda di lavoro contenute nel rapporto Excelsior 2021-2025. Si evidenzia, di fatto, un significativo disallineamento. Un’offerta formativa complessiva (circa 80 mila unità) che è in grado di soddisfare solo il 52% della domanda potenziale, con situazioni ancora più critiche per gli indirizzi della meccanica, della logistica e dell’edilizia.

Andando nel dettaglio, lo studio evidenzia come gli scarti tra qualificati/diplomati nell’anno 2019 e fabbisogni delle imprese si concentrino nell’ambito dei settori meccanico (oltre 26mila) e dei servizi di vendita e benessere, ai quali va aggiunto il settore edile (quasi 10mila unità). Percentualmente, risultano maggiormente carenti soprattutto le figure relative all’edile e ai sistemi e servizi logistici, che vedono coperto meno del 5% del fabbisogno, seguiti da servizi di vendita, meccanico e legno (coperto tra 16 e 21% del fabbisogno). Esistono viceversa anche figure per cui l’offerta supera la domanda, tra cui quelle relative all’abbigliamento, e altre per cui la quota di rispondenza al fabbisogno è superiore al 90%, come nel caso dei settori servizi di custodia e accoglienza, trasformazione agroalimentare e ristorazione.

«Il blocco dei licenziamenti insieme al ricorso massiccio degli ammortizzatori sociali hanno causato una sorta di effetto ottico: il congelamento di una disoccupazione che inevitabilmente scoppierà accanto alla penuria di figure professionali sempre più ricercate dalle aziende», ha spiegato Sebastiano Fadda, presidente Inapp. «Per effetto della pandemia molte imprese si sono trasformate, puntando sul digitale e sul commercio elettronico, un cambiamento che però non c’è nell’offerta di lavoro, mentre le professionalità più ricercate sono proprio nell’ICT. Come uscirne? Il matching tra domanda e offerta di lavoro richiede un radicale miglioramento dell’istruzione e della formazione tecnica professionale».

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