Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Più di due miliardi di imposte in agguato

Chi vuol capire come funziona una clausola di salvaguardia non deve far altro che tornare con la memoria allo scorso 1° ottobre: Iva dal 21 al 22%, senza nemmeno bisogno di un decreto o di una legge. Era tutto già scritto dal 28 giugno, quando è andato il Gazzetta Ufficiale il provvedimento che fissava la nuova data del rincaro. Anzi, a ben vedere era tutto già scritto dall’estate del 2011, quando la manovra di Ferragosto ha introdotto la possibilità per il Governo di aumentare le imposte indirette in alternativa al riordino dei bonus fiscali. Possibilità trasformata in un automatismo dal decreto salva-Italia del dicembre successivo, e poi ancora ritoccata – ma mai eliminata – altre tre volte.
Ma quello dell’Iva non è certo l’ultimo esempio di clausola di salvaguardia. Nel decreto 102 che ha cancellato l’acconto dell’Imu sulla prima casa e nel Ddl di stabilità ci sono più di 2 miliardi di rincari automatici, che peseranno già sulle tasche dei contribuenti nell’anno d’imposta 2013.
Le prime due tagliole fiscali potrebbero scattare tra pochi giorni, entro il 30 novembre. Se il pagamento dei vecchi debiti della pubblica amministrazione non avrà garantito maggiori entrate Iva per oltre 900 milioni, e se la sanatoria del contenzioso erariale con la Corte dei conti non avrà fruttato altri 600 milioni, basterà un decreto del ministero dell’Economia per coprire le minori entrate con un aumento delle accise e degli acconti Ires e Irap, attualmente in scadenza il prossimo 2 dicembre.
Ma non è finita qui. Il Ddl di stabilità prevede un taglio lineare delle detrazioni fiscali al 19%, se entro il prossimo 31 gennaio non sarà effettuato un riordino mirato, che garantisca almeno 488,4 milioni di maggiori entrate per lo Stato. A rischio sono gli oneri detraibili disciplinati dall’articolo 15 del Tuir e quelli assimilati: in pratica, una lunga lista di agevolazioni che comprende le detrazioni sulle spese sanitarie, sugli interessi dei mutui, sulle polizze vita e infortuni, sulle spese di istruzione, le spese funebri, le donazioni alle Onlus, e così via.
Il riordino delle tax expenditures – come l’aumento dell’Iva – è un tema ricorrente nelle manovre adottate dall’estate 2011 in poi. La differenza è che adesso il tempo a disposizione è pochissimo. Quindi, delle due l’una: o si è già deciso dove intervenire, e in questo caso la politica dovrà prendersi la responsabilità di scontentare qualcuno; oppure si finirà per far pagare a tutti un po’. Riducendo la detrazione al 18% dall’anno d’imposta 2013 – quindi su scontrini e ricevute in gran parte già pagati dai contribuenti – e al 17% dal 2014.
L’abitudine di disseminare i decreti di “tasse dormienti” potrà non piacere ai cittadini e alle imprese, ma si rivela un espediente utilissimo per rassicurare l’Europa sulla stabilità dei conti pubblici. Non a caso è stato usato dal Governo Berlusconi e dall’Esecutivo Letta, passando per quello dei tecnici. Come dire: dove non arriva la capacità (o la volontà) di tagliare la spesa pubblica o alcune agevolazioni in modo selettivo, interviene un rincaro automatico e generalizzato.
È lo stesso meccanismo che il Ddl di stabilità prevede per assicurare il raggiungimento degli obiettivi di spending review. Il Governo, infatti, avrà carta bianca per aumentare le imposte o tagliare le agevolazioni in modo tale da ottenere maggiori entrate per tre miliardi nel 2015, sette l’anno successivo e 10 all’anno dal 2017 in poi. Cifre oggettivamente enormi, se si pensa alla difficoltà di trovare 2,4 miliardi per annullare il saldo Imu. Senza dimenticare che l’Esecutivo potrà disporre «variazioni delle aliquote di imposta» o intervenire sulla «misura delle agevolazioni e delle detrazioni vigenti» con un semplice Dpcm su proposta dell’Economia, soggetto solo al parere delle commissioni parlamentari competenti (Finanze e Bilancio). Forse un po’ troppo poco per salvaguardare, oltre ai conti pubblici, anche le ragioni dei contribuenti.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sarà un’altra estate con la gatta Mps da pelare. Secondo più interlocutori, l’Unicredit di And...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«La sentenza dice che non è possibile fare discriminazioni e che chi gestisce un sistema operativo...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un nuovo “contratto di rioccupazione” con sgravi contributivi totali di sei mesi per i datori di...

Oggi sulla stampa