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Più debiti per le famiglie, rate pesanti

di Stefania Tamburello

ROMA — Ripartono i prestiti per imprese e famiglie ma aumentano anche i tassi sui mutui e cala la raccolta bancaria. E’ la Banca d’Italia a segnalarlo nel suo Bollettino relativo ai conti di gennaio. Il primo dato, significativo, è il deciso aumento dei prestiti al settore privato. Finanziamenti e mutui sono saliti al 4,8%dal 3,6%di dicembre. In particolare è stato significativo il balzo del tasso di crescita per le società e le aziende passato dal 2%al 4,22%mentre è rimasto stabile al 5%quello delle famiglie. Che sono già tre mesi che si indebitano a tale ritmo. Anche ed ancora per comprare un’abitazione. Ed è proprio sui mutui che salta agli occhi l’aumento dei tassi di interesse saliti dal 3,18%al 3,36%di media. Diversamente da quanto è successo sul fronte dei finanziamenti alle imprese, concessi a tassi decrescenti soprattutto per quel che riguarda le operazioni più consistenti, superiori al milione di euro (2,36%rispetto al 2,56%di dicembre). Le banche spiegano questa differenza col fatto che le famiglie sarebbero diventate più prudenti. Nella prospettiva di un rialzo dei tassi, confermato peraltro dallo stesso p r e s i d e n t e d e l l a B c e Jean-Claude Trichet, si starebbero spostando con le nuove operazioni dai mutui a tasso variabile tout court a quelli a tasso fisso o variabile col cap, cioè con un tetto massimo. Prestiti questi più sicuri rispetto alle prospettive future ma più costosi. E quindi destinati a pesare di più sui bilanci familiari. Ma sono aumentati, sempre secondo i dati dell’Istituto di via Nazionale anche i tassi del credito al consumo passati dall’ 8,33 %all’ 8,78%di gennaio. Il nesso col dato relativo all’andamento della raccolta emerge comunque chiaro. A diminuire in gennaio non è stata solo l’emissione e la a sottoscrizione di obbligazioni bancarie ma anche e soprattutto i depositi in conto corrente in flessione dell’ 1,7%(-1,2%in dicembre). Ed è il terzo mese consecutivo che il tasso di aumento presenta il segno negativo dopo 9 mesi di costante e graduale diminuzione. Insomma a voler fare una sorta di riassunto di quel che a gennaio è accaduto alle famiglie, secondo i dati della Banca d’Italia, è che si sono indebitate di più (seppure per acquistare la casa) e a costi maggiori ed hanno potuto risparmiare e versare in banca meno soldi. «I dati di Bankitalia confermano l'accelerazione della contrazione del risparmio netto delle famiglie italiane, conseguenza dell'elevata disoccupazione, dell'assenza di indennità di disoccupazione per il lavoratori precari, dei tagli ai servizi pubblici, degli aumenti delle tariffe, degli effetti dell'inflazione sul potere d'acquisto» ha commentato chiamando in causa «le responsabilità del governo» Stefano Fassina, responsabile economico del Pd. Per i presidenti di Federconsumatori e Adusbef, Rosario Trefiletti e Elio Lannutti invece il sistema bancario «fa pagare alle famiglie i costi delle operazioni spregiudicate alle imprese e di allegri finanziamenti erogati senza alcuna meritorietà di credito come dimostra l'aumento delle sofferenze bancarie» che hanno raggiunto il 30%, in linea col dato di novembre. Sul fronte delle imprese arrivano comunque dati drammatici. Secondo uno studio del Cerved con i circa 3.400 fallimenti, aperti tra ottobre e dicembre, nel 2010 hanno dichiarato bancarotta più di 11 mila imprese: è il valore più alto da quando, tra il 2006 e il 2007, è stata riformata la disciplina sulla crisi di impresa. Rispetto al 2009 le procedure sono aumentate di circa il 20%, confermando così la dinamica già sostenuta (+25%) dell'anno precedente.

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