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Più dati Iva per la compliance

Più dati Iva per la compliance. E in un futuro, sebbene non proprio prossimo, questi dati potranno servire per realizzare anche l’adempimento dichiarativo precompilato. I nuovi dati richiesti ai contribuenti, con gli invii trimestrali, al posto della dichiarazione annuale, saranno utilizzati dall’Agenzia delle entrate per affiancare alla tradizionale attività di accertamento successivo al momento dichiarativo, un’azione predichiarativa improntata alla trasparenza. È questa la strategia disegnata da Rossella Orlandi, direttore dell’agenzia delle entrate durante l’audizione ieri davanti le commissioni riunite finanze e bilancio della Camera, durante i lavori della legge di conversione del decreto legge 193/2016. L’Iva è la sorvegliata speciale, tra le imposte, dell’Agenzia delle entrate. Nel suo intervento il direttore dell’Agenzia ha ricordato che «l’ammontare dell’Iva dichiarata e non versata è passata da un valore di circa 6,9 mld di euro del periodo di imposta 2010 a un valore stimato di oltre 8 miliardi di euro del periodo d’imposta 2014».

«Ciò» osserva la Orlandi, «fa comprendere come l’acquisizione dei dati fattura e Iva, con congruo margine d’anticipo rispetto alla presentazione della dichiarazione annuale, rappresenti uno strumento essenziale per arginare anche tali tipologie di fenomeni», ribadisce il direttore delle Entrate. Al momento il flusso di informazioni per l’Agenzia sarà uno strumento di pressione, o meglio, di compliance per i contribuenti che risultano anomali con le risultanze dell’incrocio dei dati in possesso dell’amministrazione. E per la Orlandi, che risponde in questo modo alle unanimi critiche e perplessità dei professionisti sul nuovo onere, si tratterà di un adempimento sostenibile: «Credo che questa operazione sia assolutamente sopportabile ma occorre sostituire una serie di flussi di informazioni molto onerosi per il contribuente che attualmente possono essere facilmente sostituiti con un unico adempimento molto più razionale ed efficace». Si tratta, ha precisato, di «eliminare la maggior parte se non la totalità di quei flussi verso le agenzie che, quelle sì, richiedono una elaborazione».

In sostanza si tratterà di elaborare i dati tempestivamente e queste informazioni saranno messe a disposizione dei contribuenti, «in modo sicuro e profilato», spiega il direttore delle Entrate, «nell’area del sito riservata ai servizi telematici dell’Agenzia(cassetto fiscale ndr): solo le situazioni di evidente anomalia tra i valori Iva a debito/credito comunicati dal contribuente e quelli ricostruiti dai dati delle fatture, saranno analizzati dall’Agenzia che valuterà l’invio immediato di comunicazioni di alert con cui segnalare al contribuente l’anomalia». Quest’ultimo, dunque, sarà messo in condizione di scegliere il comportamento da adottare alla luce del cartellino giallo del Fisco: o attraverso la strada telematica o direttamente con gli uffici dell’Agenzia per poter chiarire l’anomalia o correggere il comportamento con il ravvedimento.

Il direttore delle Entrate ha poi aperto a nuove misure di semplificazioni fiscali. L’Agenzia «vedrebbe con favore l’introduzione di ulteriori semplificazioni coerenti con l’impianto adottato dall’articolo 4» del decreto fiscale che prevede l’introduzione della comunicazione telematica trimestrale dei dati delle fatture Iva emesse e ricevute e dei dati delle liquidazioni periodiche. «L’intervento», ha spiegato Orlandi, «si muove nella direzione di un sempre maggiore impegno sul fronte della semplificazione degli adempimenti comunicativi dei contribuenti e dell’adozione di misure volte alla riduzione degli oneri amministrativi. È un percorso nel quale l’Agenzia delle entrate è pienamente coinvolta, con la convinzione che sia questa la strada giusta per colmare una delle cause dello svantaggio competitivo del sistema Italia». E sugli studi di settore, la cui riforma era attesa nei provvedimenti di bilancio, la Orlandi valuta che: «Sugli studi di settore serve una scelta profonda di cambiamento di passo più che di semplificazione», ha detto. «La trasformazione è in atto», ha aggiunto, «ma richiede un insieme di norme che ridisegnino il sistema degli studi ».

Cristina Bartelli

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