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Più crescita e competitività. Le proposte italiane all’Ue

di Marco Galluzzo

ROMA — L'Italia si appresta portare sul tavolo del Consiglio europeo di fine mese delle proposte sulla crescita e la competitività del mercato unico. Ne ha discusso ieri mattina Mario Monti con il presidente del Consiglio, Herman Van Rompuy, che subito dopo è stato ricevuto anche dal presidente della Repubblica.
Domani Monti sarà a Londra per discutere anche di questo con il premier britannico David Cameron: «C'è la necessità di ridurre il più possibile la divaricazione tra eurozona e Regno Unito», ha detto ieri il nostro premier, che il giorno dopo vedrà a Roma il premier polacco Donald Tusk.
Il lavoro e le idee del presidente del Consiglio si apprestano dunque a uscire dal recinto delle dichiarazioni per entrare in una fase più operativa: gli incontri di questi giorni, le telefonate di ieri con Angela Merkel (nel corso del pranzo con i segretari dei partiti), e con Sarkozy, in serata, definiscono una tela diplomatica che dovrebbe avere uno sbocco concreto, nero su bianco, nel prossimo vertice straordinario della Ue.
Ovviamente al premier non ha fatto piacere il rinvio del vertice del 20, a Roma, con il presidente francese e la Cancelliera, saltato per ragioni francesi di natura interna, ma lo stesso incontro sarà sostituito da un teleconferenza che si terrà prima dell'eurosummit e poi riprogrammato entro febbraio.
Al termine dell'incontro, Van Rompuy ha definito quello di Monti una «lavoro straordinario e impressionante», lodando le misure già varate in tema di correzione dei conti pubblici e ascoltando le rassicurazione del presidente del Consiglio sull'imminenza, già questa settimana, del decreto sulle liberalizzazioni.
Da parte sua Monti non ha nascosto un giudizio tagliente sullo stato della gestione delle crisi: «Come è noto, anche nella decisione presa da Standard and Poor's si sottolinea, con molta forza devo dire, la positività dell'azione in corso del governo italiano e si addita l'insufficienza della governance dell'eurozona. Ci siamo quindi concentrati su che cosa la governance dell'eurozona può fare per migliorare questa situazione».
A Palazzo Chigi ovviamente sono abbottonati, ma sembra che esista già traccia scritta del contributo che l'Italia intende dare al prossimo Consiglio europeo: Monti ha già detto di «non vedere l'ora» che finisca il dibattito sul cosiddetto «fiscal compact», il patto di bilancio che i Paesi della Ue stanno stringendo per reagire alla crisi dell'euro, un'ansia legata proprio alla convinzione che sia l'ora che il Vecchio continente ricominci a parlare in modo concreto anche di crescita.
Un'esigenza questa che ieri ha esternato anche Giorgio Napolitano. Dal politico belga, nell'incontro del Colle, si è ascoltata un'analisi sulla Germania che le istituzioni italiane in questo momento condividono: per esempio il fatto che ha «solo vantaggi» dagli alti differenziali sugli spread con gli altri titoli pubblici europei; il Bund è diventato un bene rifugio, come ai tempi del marco, ma a differenza di allora Berlino non ha problemi di competitività.
In un'intervista al Financial Times ieri Monti ha anche chiesto alla Germania e altri Paesi creditori di fare di più per aiutare Roma ad abbassare i costi di finanziamento sul mercato. Secondo Monti l'Italia spingerà Berlino a comprendere che «è nel suo proprio interesse illuminato» conferire una parte maggiore del proprio peso fiscale per abbassare i costi di finanziamento dell'Italia e di altri governi indebitati. La moneta unica ha infatti portato «ampi benefici, e forse alla Germania anche più che ad altri».
 

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