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«Più credito alle Pmi europee»

bruxelles
Le principali forze politiche del Parlamento europeo hanno inviato una lettera al commissario agli Affari finanziari Jonathan Hill per sostenere con forza l’importanza di rinnovare il sostegno al credito delle Pmi previsto dalle norme bancarie europee, così come una sua più ampia estensione. La lettera è stata firmata da 11 deputati, tra cui il vicepresidente, l’italiano Antonio Tajani (Ppe).
Nella missiva, i parlamentari definiscono la misura di requisito patrimoniale con cui valutare le esposizioni alle piccole e medie imprese – lo Sme Supporting Factor – «uno strumento che può aiutare queste aziende a giocare il loro ruolo di guida della crescita economica». Il sistema prevede infatti che per assicurare flussi di credito alle Pmi istituzioni creditizie e società d’investimento beneficino di requisiti di capitale più accomodanti. In questo senso, i deputati – provenienti da sei diversi paesi e da sei diversi partiti – chiedono alla Commissione di estendere l’applicazione dello Sme Supporting Factor, «per aiutare le piccole e medie imprese a giocare pienamente il loro ruolo nel ridurre il tasso di disoccupazione e sostenere la crescita nell’Unione europea».
La lettera giunge in un contesto molto particolare. Sul fronte finanziario, è acceso in Italia il dibattito sulle nuove regole che sovraintendono al salvataggio di una banca in crisi (il bail-in appena entrato in vigore).?E che prevedono che obbligazionisti e azionisti subiscano perdite prima che lo Stato possa intervenire. Molte istituzioni italiane criticano queste regole, ritenendole tra le cause della recente volatilità dei mercati finanziari.
L’iniziativa degli 11 parlamentari europei – oltre a Tajani, il socialista italiano Roberto Gualtieri, la liberale francese Sylvie Goulard, il socialista tedesco Udo Bullmann, il popolare tedesco Burkhard Balz, la socialista portoghese Elisa Ferreira, la portoghese della Sinistra Unita Marisa Matias, la conservatrice britannica Kay Swinburne, il liberale tedesco Michael Theurer, il popolare austriaco Othmar Karas, l’italiano del M5S Marco Valli – affronta un tema simile, sempre bancario, ma da un punto di vista più economico. La lettera evidenzia come le Pmi rappresentino il 99,8% delle imprese europee (le micro-imprese sono il 91,2% del totale) e garantiscono «un contributo vitale» alla crescita e all’occupazione. Il settore genera il 55% del Pil europeo e occupa 75 milioni di cittadini. Il timore è che la cessazione di questa agevolazione comporti per le piccole e medie imprese un aumento dei tassi d’interesse al momento del prestito o peggio una riduzione dei flussi di credito, in un contesto economico già molto fragile. Laddove «con questa azione la diplomazia economica italiana si conferma capace di gioco di squadra, molto attiva a Bruxelles e orientata a sostenere i fattori di crescita dell’Europa», hanno scritto in un comunicato Tajani e Gualtieri.
Soddisfazione per un’iniziativa «pienamente in linea» con le richieste degli industriali italiani è stata espressa da Vincenzo Boccia, presidente del Comitato tecnico Credito e Finanza di Confindustria. A suo giudizio, «il Pmi supporting factor si è dimostrato uno strumento fondamentale per sostenere l’accesso al credito delle Pmi, in una situazione non facile. Anche a seguito degli interventi sulla regolamentazione del sistema creditizio, che hanno inciso e potrebbero continuare a incidere in misura rilevante sull’offerta di credito, accentuando le tensioni finanziarie del sistema produttivo e rappresentando un freno alla capacità di ripresa dell’economia – spiega Boccia -, lo Sme Supporting Factor è un supporto essenziale, perché ha consentito di ridurre gli effetti restrittivi dei più elevati requisiti patrimoniali di Basilea 3 e ha avuto un impatto significativo sulla capacità delle banche di erogare credito alle imprese di dimensioni minori. Secondo l’Abi – prosegue – la misura ha corrisposto a una maggiore potenzialità di credito di circa 30 miliardi». Da qui la richiesta di Confindustria non solo di confermarlo, ma anche di estenderne l’applicazione, «riguardando anche i crediti di importo superiore a 1,5 milioni». Senza dimenticare gli altri interventi: «A livello nazionale, occorre potenziare gli strumenti di garanzia; a livello Ue serve che il processo in corso di completamento e revisione della regolamentazione finanziaria tenga conto degli effetti sul credito e sulla crescita».
Soddisfatto è anche il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, per un’iniziativa che «consentirà di favorire ulteriormente l’erogazione del credito alle piccole imprese, che rappresentano la spina dorsale dell’economia italiana ed europea».

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