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«Più coraggio sui debiti Pa»

Il decreto è un primo passo ma va rivisto il patto di stabilità (Anci). Bisogna rivedere le procedure (Upi). Occorre rivedere le procedure (Regioni). Sono alcune delle critiche al Dl sblocca-debiti ascoltate ieri in commissione speciale durante il primo giro di audizioni sul Dl 35. Considerazioni che si sostanziano in una richiesta unanime al governo di «maggiore coraggio». E che dimostrano come il lavoro a cui sono chiamati i due relatori, Giovanni Legnini (Pd) e Maurizio Bernardo (Pdl), sia tutt’altro che semplice. Alla luce anche dei rilievi dei servizi Studi e Bilancio della Camera che sollevano più di un dubbio sulla tenuta finanziaria del testo.
Rinviando alle schede qui accanto per i dettagli su alcune delle principali osservazioni dei tecnici di Montecitorio, in questa sede ci si può limitare a riportare il loro allarme sulla reale capacità del Dl di risolvere alla radice il problema dei pagamenti arretrati alle imprese: «Per alcune voci di spesa che hanno visto il formarsi di debiti ed un ritardo nei pagamenti le misure indicate dal provvedimento non sembrano consentire il superamento delle cause alla base di tale fenomeno».
Il Governo non sembra però dello stesso avviso. Per il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, i 40 miliardi mossi dal decreto «possano arrivare a 60 nei prossimi 12 mesi con emissioni dedicate». A tal proposito dal Mise chiariscono che il ministro si riferiva all’attuazione di misure già previste nel testo per il 2014. In particolare alla possibilità di pagare, con titoli di Stato, e negli spazi individuati dalla prossima legge di stabilità, i debiti ceduti agli intermediari sulla base del censimento che l’Abi condurrà entro il 15 settembre ma che li fa stimare sin d’ora in 15/20 miliardi.
Tornando alle audizioni va segnalata la richiesta dei governatori di ampliare gli spazi di liquidità concessi dal Dl. «Questa operazione è asimmetrica: mentre per Comuni e province si sbloccano 5 miliardi di risorse – commenta Vito De Filippo (Basilicata, Pd) – per le Regioni i fondi di parte corrente sono solo 1,4 miliardi». E c’è poi il nodo sanità. Per i presidenti occorre una «migliore interrelazione fra i piani di rientro delle Regioni in disavanzo per la spesa sanitaria e la gestione della liquidità». Osservazioni a cui si sommano quelle del numero uno dell’Upi, Antonio Saitta, sui troppi vincoli del decreto: «Il limite del 13% della liquidità di tesoreria per avviare i primi pagamenti – spiega – ha di fatto impedito a quelle Province, che hanno liquidità in cassa, di pagare subito almeno il 50% dei debiti». E arriviamo così alle doglianze del presidente dell’Anci, Graziano Delrio: il Dl «risolve solo in parte le problematiche dei Comuni in materia di patto di stabilità interno». Da qui la sua richiesta di introdurre l’equilibrio di bilancio per la parte corrente e il tetto all’indebitamento per «risolvere il problema in maniera strutturale e non solo con una deroga una tantum al patto di stabilità». Senza dimenticare, aggiunge, le pendenze aperte su Imu e Tares. A tal proposito degno di nota è l’allarme della Cna: tra Tares, Tarsu, Imu e Iva per gli appalti sono in arrivo maggiori costi per imprese e cittadini per 10 miliardi.

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