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Più controlli sul concordato con riserva

Più controlli sul concordato con riserva per evitare gli abusi. Il Dl del fare (69/2013), convertito nella legge 98/2013 in vigore dal 21 agosto, permette al giudice di nominare in anticipo il commissario giudiziale per rafforzare la vigilanza sulla procedura introdotta l’anno scorso (dal Dl 83/2012). Procedura che consente di ottenere gli effetti protettivi del concordato preventivo presentando la sola domanda e riservandosi di depositare la proposta, il piano e la documentazione entro un termine fissato dal giudice, compreso tra 60 e 120 giorni e prorogabile di altri 60. Il concordato con riserva (o “in bianco”), nei primi mesi di applicazione, ha registrato un boom di domande: troppo spesso presentate per prendere tempo per ritardare il default, piuttosto che – come sarebbe nelle intenzioni del legislatore – per avere il tempo di preparare adeguatamente un efficace piano di liquidazione o di continuità aziendale da sottoporre ai creditori e al tribunale.
La nomina
Il Parlamento, durante l’esame per la conversione in legge, ha modificato il Dl del fare, precisando che il tribunale può nominare il commissario giudiziale «con decreto motivato che fissa il termine». Con il decreto, cioè, con cui il collegio assegna al debitore un termine per integrare la domanda con il piano, la proposta e la documentazione mancante. Poiché la nomina è meramente facoltativa («il tribunale può nominare») pare evidente che il collegio dovrà motivare le ragioni della scelta: sia nel caso in cui decida di avvalersi immediatamente dell’ausilio del commissario giudiziale, sia ove non ritenga, al momento, tale nomina necessaria o comunque utile. La necessaria motivazione dovrebbe riguardare anche la fissazione del termine, quanto meno nell’ipotesi in cui il collegio decida di concedere un termine maggiore di quello minimo di 60 giorni.
Una volta concesso il termine, la nomina del commissario giudiziale potrebbe comunque essere disposta con il decreto di proroga del termine medesimo. Dopo la precisazione approvata durante la conversione in legge del Dl 69 è più dubbia la possibilità che la nomina possa avvenire separatamente dal provvedimento di concessione o proroga del termine, nel caso, ad esempio, di richiesta di compimento di atti di straordinaria amministrazione, o di autorizzazioni a contrarre finanziamenti, in base all’articolo 182-quinquies della legge fallimentare. Evidenti ragioni di efficienza ed economicità della procedura favoriscono un’interpretazione estensiva della norma. E ciò in quanto può accadere che soltanto al momento della richiesta di autorizzazione sorga l’esigenza di servirsi di un organo di vigilanza e controllo sull’operato del debitore.
Il Dl richiama l’articolo 163, comma 2, n. 3 e, quindi, non lascia dubbi sul fatto che si tratti proprio di una nomina anticipata del commissario giudiziale, con la conseguenza che la scelta e i requisiti sono gli stessi previsti dalle norme sul curatore alle quali rinvia lo stesso articolo 163. Il commissario giudiziale nominato nel preconcordato dovrà dunque accettare prontamente la nomina, come previsto dall’articolo 29 della legge fallimentare, e assumerà la qualifica di pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni. In base al richiamo contenuto nell’articolo 165 della legge fallimentare, si applicheranno le norme in tema di reclamo contro i suoi atti (articolo 36 della legge fallimentare), revoca dall’incarico (articolo 37), responsabilità (articolo 38) e criteri di calcolo del compenso (articolo 39).
I compiti
I criteri generali di riferimento per individuare i compiti del commissario giudiziale sono quelli dettati dagli articoli 165 e 167 della legge fallimentare. Al commissario giudiziale competono la vigilanza sulla gestione dell’impresa che venga proseguita dal debitore e di impulso rispetto agli adempimenti del debitore e agli incombenti processuali. Compiti che sono stati precisati dal legislatore con specifico riferimento al loro esercizio nella fase antecedente all’ammissione alla procedura.
In particolare, il Dl del fare ha modificato l’articolo 161, comma 7, della legge fallimentare prevedendo che il commissario giudiziale nominato rediga un parere sulla richiesta di compiere atti di straordinaria amministrazione.
Inoltre, la vigilanza del commissario giudiziale sulle condotte fraudolente del debitore è stata anticipata alla fase che segue la presentazione della domanda, mentre decorre il termine fissato dal giudice per depositare la proposta, il piano e la documentazione. In pratica, il commissario giudiziale ha l’obbligo di segnalare al tribunale se il debitore commette uno degli atti previsti dall’articolo 173 della legge fallimentare, vale a dire atti di frode o atti straordinari non autorizzati.
Quando poi l’attività del debitore sia manifestamente inidonea a predisporre la proposta e il piano, il tribunale deve sentire il parere del commissario giudiziale prima di abbreviare, eventualmente, il termine concesso. In questa ipotesi al commissario pare riservato un compito meramente consultivo, ma nulla vieta che egli assuma l’iniziativa di segnalare al tribunale la manifesta inerzia del debitore.

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