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Più consumi e meno risparmio: il (lento) ritorno alla normalità

Un lento ritorno alla normalità, la crisi sembra per la prima volta allontanarsi e questo determina una maggiore propensione al consumo. L’indagine su Italiani e Risparmio condotta da Ipsos in collaborazione con Acri e presentata ieri restituisce uno spaccato nazionale (990 gli intervistati, in un range di età tra 18 e 64 anni), con qualche preoccupazione in meno e la voglia, in termini di consumi, di concedersi qualcosa di più dopo tante rinunce. L’indagine giunge alla sua 17ma edizione in occasione delle 93ma giornata mondiale del risparmio che sarà celebrata oggi.
Il recuperato ottimismo arriva soprattutto dal Nord del paese, nel quale la categorie più colpite dalla crisi, come Pmi, artigiani e commercianti, stanno ricominciando a recuperare terreno. Al Sud, invece, rischia di cronicizzarsi la situazione di coloro che fanno fatica ad arrivare a fine mese ormai da qualche anno.
Dall’indagine emerge che la storica propensione al risparmio degli italiani è in lieve calo rispetto al 2016, dall’88 all’86 per cento. Una larga maggioranza degli intervistati, pari al 66%, ritiene che le regole e i controlli ad predisposti in Italia per tutelare il risparmio non siano efficaci. Uno scetticismo che cammina di pari passo con il sentimento diffuso verso gli istituti di credito: la fiducia nelle banche è scesa al minimo storico del 21 per cento. Il valore sale se la domanda è riferita alla propria banca: la fiducia è confermata dal 64% degli intervistati, anche se è crollata rispetto al 2016 del 10 per cento.
Prevale la percentuale di coloro (46%) che ritengono sia bene risparmiare senza fare troppo rinunce e ritorna a livelli pre-crisi (12%) il numero delle persone che preferisce godersi la vita senza pensare a risparmiare. Di riflesso, dopo quattro anni di crescita consecutiva diminuisce per la prima volta (dal 40 a 37%) la percentuale di coloro che affermano di essere riusciti a risparmiare nell’ultimo anno. Si riduce anche il numero delle famiglie in saldo negativo di risparmio (dal 19 al 16 per cento). «È interessante – si legge nel documento di sintesi dell’indagine – notare che la decrescita di chi è in saldo negativo è quasi esclusivamente legata al Nord Est: cala di 13 punti percentuali».
Al Nord-Ovest risiede il 69% degli individui che sono a loro agio rispetto al tenore di vita, mentre aumenta al Sud il numero di coloro che non lo sono (il 57%). Si allarga, secondo l’indagine, la forbice tra chi se la cava e chi resta in difficoltà: resta stabile, al 15%, la percentuale delle persone che si trovano in una situazione di grande insoddisfazione. L’uscita definitiva dalla crisi, tuttora percepita come grave dell’83% degli italiani, appare ancora lontana ma meno dello scorso anno. Se nel 2009 ci si aspettava che sarebbe durata un altro paio di anni, nel 2017 la percezione di un percorso ben più lungo resta elevata: si ritiene che per uscirne del tutto servano ancora 4 anni e mezzo. Si riduce però sensibilmente il numero di famiglie colpite direttamente dalla crisi: esse sono meno di una su 5, passando dal 28% del 2016 al 19 per cento. «Il calo della percentuale della famiglie colpite dalla crisi non coincide con un fenomeno occupazionale – ha spiegato ieri Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos -. Piuttosto rispecchia il fatto che categorie che avevano subito un impatto diretto della crisi, come Pmi, artigiani e commercianti cominciano a trovarsi una situazione migliore».
Nonostante le spinte populistiche che cavalcano l’anti-europeismo, il 51% degli intervistati si rivela più fiducioso verso l’Unione europea. Una più ampia maggioranza (62%) ritiene che l’Italia sarebbe più arretrata e meno importante sulla scena internazionale se non facesse parte dell’Unione. Due terzi del campione ritiene comunque l’uscita dell’Italia dall’euro sarebbe un errore e il 42% degli intervistati pensa che il risparmiatore sarebbe meno tutelato. «È un segnale che dimostra che il sogno europeo non svanito», ha chiosato Pagnoncelli.
Laura Serafini

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