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Più concordati in sequenza: i crediti restano prededucibili

La prededucibilità dei crediti permane anche quando si sono succedute due o più procedure concorsuali. Lo afferma la Corte d’appello di Ancona che, con una sentenza del 5 settembre scorso, propone un’interpretazione che si distanzia da un orientamento giurispruenziale più restrittivo e anticipa le novità contenute nel Dlgs di attuazione della riforma della crisi d’impresa (la legge delega 155/2017) varato dal consiglio dei ministro l’8 novembre scorso e ora all’esame del parlamento per i pareri obbligatori. Il Dlgs, infatti, non solo prevede la permanenza della prededucibilità in caso di successive procedure concorsuali ma la estende a quelle esecutive.
La prededucibilità 
La problematica della prededucibilità dei crediti è un tema molto caldo all’interno di ogni procedura concorsuale, sia nel fallimento che nelle soluzioni negoziali, poiché molto spesso solo i crediti prededucibili sopravvivono alla falcidia fallimentare. L’articolo 111 della legge fallimentare assegna priorità , nella distribuzione delle somme ricavate dalla liquidazione dell’attivo, al pagamento dei crediti prededucibili.
Ma la problematica diventa ancor più complessa nel caso in cui si siano susseguite una pluralità di procedure concorsuali. Nella normativa attuale non esiste infatti una disposizione specifica mentre, nella pratica è assai frequente che ad un concordato preventivo segua un fallimento, oppure che a seguito dell’inammissibilità di un concordato preventivo, l’impresa ancora in bonis proceda al deposito di una nuova domanda di concordato preventivo di differente natura.
Le indicazioni dei giudici
La giurisprudenza ha avuto storicamente una posizione alquanto restrittiva rispetto all’ammissione alla prededuzione dei crediti perché tale ammissione comporta una diminuzione della possibilità di soddisfazione degli altri creditori, primi tra tutti quelli chirografari. L’ha ammessa solo quando riguardava procedure diverse come concordato e fallimento (Cassazione 12044/2018) .
La Corte d’appello di Ancona ha fornito invece un’interpretazione diversa. Il caso riguardava una consecuzione di tre procedure di concordato preventivo: il terzo concordato era stato omologato dal Tribunale di Macerata nonostante un creditore si fosse opposto all’omologa non essendo stata riconosciuta la prededuzione ad un suo credito sorto a seguito di una fornitura di merce durante il primo concordato.
La Corte d’appello, ribaltando il verdetto di primo grado, secondo il quale non c’era consecuzione tra le prime due procedure e la terza, ha affermato la natura prededucibile del credito e ha rigettato quindi la domanda di omologa.
Secondo i giudici di Ancona vi era consecuzione tra le procedure di concordato preventivo e, in particolare, tra la seconda e la terza anche se, per meno di due mesi, l’impresa era tornata in bonis dopo la mancata omologa del secondo concordato e prima della presentazione dell’ulteriore nuova domanda di concordato in bianco.
Per sostenere la consequenzialità delle tre procedure, la Corte ha evidenziato come l’impresa non si fosse mai disfatta (con il primo concordato) e non sarebbe stata in grado di disfarsi (con il secondo) del proprio stato di insolvenza che si era protratto per tutte e tre le procedure, senza che vi fosse alcun elemento dal quale dedurre una variazione strutturale o una successione di diverse insolvenze.
Il ritorno in bonis, per un breve periodo, era quindi dovuto solo ai tempi tecnici per organizzare e predisporre un nuovo piano: non interrompeva quindi la consecuzione delle procedure, né indicava una diversificazione strutturale del precedente e permanente stato di insolvenza.
La riforma
Il Dlgs di riforma della crisi d’impresa interviene sulla questione (articolo 6) prevedendo che la preducibilità dei crediti sorti durante le procedure concorsuali permane anche nell’ambito delle successive procedure concorsuali ed anzi estende lo stesso principio a quelle esecutive.

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