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Più conciliazione e giudici di pace così cambia il giudizio civile

C’è una gag, in vita Arenula. La riforma del processo civile, la più importante di tutte perché dovrà accorciare della metà i tempi del processo, è mediaticamente la “Cenerentola della giustizia”. Poco attraente per guadagnare le prime pagine. Troppo noiosa per scatenare gli scoop. Eppure è quella con cui il cittadino — dalle liti di condominio agli incidenti stradali — fa i conti tutti i giorni. È la prima che vedrà materializzarsi al Senato nelle prossime 48 ore le proposte di Cartabia.
La ministra punta a una fondamentale inversione di tendenza: «Bisogna rivoluzionare abitudini e mentalità, e ognuno deve fare la sua parte. Con l’obiettivo di accelerare i tempi e ridurre l’arretrato». Degli esempi? «Alla prima udienza avvocati e magistrati dovranno arrivare avendo già studiato fino in fondo il caso, nessuna improvvisazione ». Lo spirito degli emendamenti è questo: «Favorire il più possibile la conciliazione prima e durante il processo per evitare di intasare i tribunali ». Lo strumento? La mediazione per evitare la sorpresa di una decisione processuale. Un esempio? Se il giudice punta alla mediazione in una lite di condominio l’effetto finale sarà meno traumatico per le parti.
Le novità? Eccole. Innanzitutto “l’ufficio del processo”, un team in aiuto del giudice che farà tutto il lavoro preparatorio. In arrivo 16mila assunzioni. Un vero cambio di passo. Poi la previsione delle “spese giudiziali” quale deterrente per azioni temerarie o condotte dilatorie. Ancora: una magica sigla — Adr — che sta per Alternative Dispute Resolution. Arbitrato, mediazione, negoziazione assistita. Tutti gli strumenti per chiudere le controversie senza arrivare davanti al giudice.
Cambia il rito civile. Senza riscrivere tutto il processo, s’incide sui punti di crisi. Ci sarà l’obbligo, pena sanzioni, di garantire atti chiari e sintetici. Nel primo grado si propone di estendere la competenza del giudice di pace per le controversie fino a 30mila euro rispetto alla soglia attuale di 5mila. L’obiettivo è ridurre il carico sui tribunali e le corti di appello. Il tema del giudizio e le prove connesse dovrà essere definito negli atti introduttivi. E nella fase conclusiva ci sarà un modello uniforme di decisione che semplificherà il lavoro del giudice. Anche qui, come nel penale, si va a una stretta per accedere all’appello mantenendo un filtro per i casi di manifesta infondatezza. Nasce il “rinvio pregiudiziale in Cassazione”, un istituto che consente a ogni giudice che si trovi di fronte una questione di diritto nuova, che presenta carattere “seriale”, di chiedere alla Suprema corte di enunciare un principio di diritto, e quindi alleggerire il futuro contenzioso.
Come durante il Covid diventeranno la regola le udienze con collegamento da remoto, anche per assumere prove testimoniali per chi abita in una sede diversa da quella del tribunale. Sarà possibile anche sostituire alcune udienze con uno scambio di note scritte. Novità per il processo del lavoro. Negoziazione assistita nelle controversie. Per i licenziamenti, l’abrogazione del rito Fornero. Con la logica che, per il bene di tutti, azienda e lavoratore devono sapere il prima possibile la decisione del giudice sull’eventuale reintegro del lavoratore. Altrimenti l’azienda rischia di rimanere bloccata nel fare altre assunzioni e il lavoratore nel cercare un posto.
Novità importanti per i procedimenti di famiglia, che “entrano” nella riforma per espressa volontà di Cartabia. Rispetto all’estrema frammentarietà dei riti di oggi, con ritardi, lungaggini e vuoti di tutela, parte un rito unitario per tutelare il minore coinvolto. La commissione presieduta dal civilista Francesco Paolo Luiso lancia un tribunale unificato “per le persone, per i minorenni e per le famiglie”.
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