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Più cari i conti correnti,  ecco i meno costosi

La buona notizia è che qualcosa si muove sulla confrontabilità dei conti correnti, la cattiva che i costi sono cresciuti ancora. Da febbraio hanno aumentato le spese in tre, fra le grandi banche tradizionali: Ubi (+39% il conto per famiglie con operatività media al 20 giugno scorso), Unicredit (+2% MyGenius per chi lo apre oggi) al suo secondo incremento dell’anno e Intesa (+3% il conto Xme, vedi tabelle), dicono le rilevazioni dell’Economia del Corriere della Sera fra i dieci principali istituti. Sono aumenti che si sommano a quelli dell’anno scorso (+1,5% i conti fisici, +3,8% i tradizionali usati online), anche se la crisi sistemica che portò ai salvataggi (usata per giustificare alcuni incrementi) si è esaurita.

Il costo medio del classico conto corrente per famiglie è salito così in quattro mesi del 4% circa sia per l’uso allo sportello (+3,7%) dove tocca i 138 euro all’anno (l’Isc, Indicatore sintetico di costo, non esaurisce tutte le spese e non include l’imposta di bollo di 34,20 euro per giacenze sopra i 5 mila euro) sia per il web (usato nei conti tradizionali) dove arriva a 110 euro (+3,7%). Il picco però può sfiorare i 200 euro, quasi allineando le spese dello sportello con quelle di Internet (Intesa).

Ubi spiega l’impennata (conto Qubì) con l’aumento fisiologico delle tariffe, dopo anni di assenza di rialzi, e sottolinea che intente favorire l’uso dei conti online dove il bonifico costa ancora 50 centesimi (fino a 2,50 euro altrove). Intesa segnala che ha migliorato la tecnologia delle carte e anche i Bancomat sono contactless (si paga senza digitare il pin fino a 25 euro). In controtendenza c’è il Credem che ha lanciato un nuovo conto (Facile, come il vecchio di Intesa) più conveniente: politica commerciale aggressiva per conquistare nuovi clienti, dicono.

La top tenFra i dieci big, vincono le Poste che quasi dimezzano la spesa media (75 euro l’anno l’uso online e 85,15 allo sportello il Conto BancoPosta Più). Secondo posto per Mps, terzo per il Credem. I rendimenti restano però a zero o quasi per tutti.

Ma se si allarga l’orizzonte si possono spuntare prezzi migliori. L’ha fatto, per L’Economia, Altroconsumo, la maggiore organizzazione indipendente di consumatori in Italia (ha 300 esperti dedicate a rispondere loro e un grande comparatore online), che ha selezionato fra una sessantina di istituti di credito i 10 conti più convenienti per una famiglia con uso medio della banca (228 operazioni annue): sia online puri sia classici.

Vincono naturalmente i conti web puri dove in testa alla top ten dei meno cari ci sono Webank e Ing Direct: zero euro all’anno (più i 34,20 euro dell’imposta di bollo, se applicabile). Il conto Webank (gruppo Bpm) dà un rendimento dello 0,10%, il conto Arancio zero. Terzo posto a Iw Bank (3,80 euro). Il più caro (si fa per dire) è il conto Completo del credito cooperativo (BccForWeb) a 34 euro. Attenzione però alle operazioni fisiche: con Ing per esempio se si preleva contante agli sportelli delle Poste si pagano 5 euro. Nella classifica dei dieci conti classici in assoluto più convenienti vincono sempre le Poste, seguite da Banca Sella (91,39 euro) e Banca della Marca (99,37); decima Banca Carige (136,66 euro). In mezzo ci sono il Montepaschi controllato dal Tesoro (sesto con 108,90 euro), Creval, Banco Bpm, Bper. E la comparabilità?

Ha fatto un passo avanti perché il ministero dell’Economia, oggi guidato da Giovanni Tria, ha messo in consultazione pubblica, a fine maggio, sul proprio sito una bozza dove propone la disciplina dei motori di ricerca, a un anno dall’oscuramento di Confrontaconti di Pattichiari, motore ufficiale dell’Abi. Sentite le parti (banche e consumatori), il Tesoro emanerà l’atteso decreto sulla modalità definitiva di gestione di questi siti, come chiedono le direttive Ue. Poi si dovrà capire chi gestisce il sito. La scorsa settimana è anche entrato in vigore, dal 20 giugno, il decreto 70 che definisce le nuove regole per i conti di base.

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