Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Più capitale per Ubs e Credit Suisse

di Lino Terlizzi

Doveva essere una giornata rilevante per il too big to fail svizzero ed in effetti così è stato. Il Consiglio degli Stati, cioè il Senato dei cantoni, ha approvato ieri lo schema di fondo delle nuove misure sul "troppo grande per fallire". La Banca nazionale svizzera, dal canto suo, in una giornata in cui ha lasciato fermi i tassi su un franco troppo forte, nella fascia 0-0,75%, ha anche ribadito che le nuove norme sul too big to fail sono giuste e che le due grandi banche rossocrociate, Ubs e Credit Suisse, dovranno marciare in questa direzione. Le regole approvate dal Senato dei cantoni dovranno nei prossimi mesi passare al vaglio del Consiglio nazionale, la Camera dei deputati. Ma il consenso sulla griglia delle misure appare abbastanza ampio. D'altro canto l'iniziativa è partita nei mesi scorsi dal Governo elvetico, oltre che dalla Banca nazionale, guidata dal presidente della direzione Philipp Hildebrand. Dopo aver fatto pronunciare una commissione di esperti, l'Esecutivo di Berna ha portato il dossier in Parlamento. Le nuove norme sono molto più stringenti di quelle previste dallo schema di Basilea 3. I due grandi istituti elvetici dovrebbero, se lo schema verrà confermato dalla Camera, nel corso degli anni innalzare i fondi propri sino a raggiungere il 19% degli attivi ponderati in funzione dei rischi. Il Governo e la Banca nazionale hanno giustificato questa soglia così elevata con la grande incidenza delle attività di Ubs e Credit Suisse sull'economia nazionale e sul sistema Paese. Anche se non sempre ufficialmente citata, sullo sfondo vi è poi l'esperienza della crisi 2008-2009 di Ubs. Quest'ultima, che ora è tornata in area utili, è uscita dalla crisi grazie a una profonda riorganizzazione ma anche grazie al sostegno dello Stato (con un prestito già rientrato) e della Banca nazionale, che ha creato un fondo ad hoc per i titoli tossici della banca. Il vertice di Ubs, che è diverso da quello del biennio di crisi, ha nei mesi scorsi criticato queste nuove norme elvetiche, così stringenti da rischiare di impedire lo sviluppo delle attività. Ubs ha anche ventilato la possibilità di spostare all'estero una parte delle sua attività, ma la minaccia non è stata ripetuta e d'altronde la banca sembra ora semmai impegnata a contrattare con le autorità elvetiche i tempi ed i modi delle nuove regole, smussando angoli che ritiene eccessivi. Il Credit Suisse pubblicamente non è stato altrettanto critico, ma secondo fonti della piazza fmanziaria i sui top manager sarebbero a loro volta in contatto con le autorità per negoziare tempi e modi Sul piano pratico, entrambe le banche hanno già iniziato la lunga marcia del rafforzamento dei mezzi propri, Ubs accantonando gli utili a cui è nel frattempo tornata, Credit Suisse con i Coco bonds, obbligazioni convertibili anti rischio. Lo schema delle norme proposte dal Governo prevede anche che le grandi banche assicurino le attività bancarie fondamentali per il Paese, in caso di crisi. Bisognerà vedere se questa misura passerà alla fine in questi termini. Sarebbe una cosa diversa dalla separazione tra retail banking e investment banking di cui si discute in Gran Bretagna, ma il concetto della garanzia sulle attività bancarie nazionali di base è analogo.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il consiglio di Atlantia (e quello di Aspi) hanno risposto al governo. Confermando di aver fatto tut...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Serviranno ancora un paio di mesi per alzare il velo sul piano industriale «di gruppo» che Mediocr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il piano strategico al 2023 rimane quello definito con Bce e sindacati. Ma una revisione dei target ...

Oggi sulla stampa